Abusi edilizio vincolo di destinazione imposto dal PRG

Abusi edilizio vincolo di destinazione imposto dal PRG

 

busi edilizi: vincolo di destinazione imposto dal PRG

Il preavviso di rigetto ex art. 10 bis, della legge n. 241/90 rende irrilevante la precedente inerzia dell’Amministrazione e comporta il decorso di un nuovo termine di conclusione del procedimento, alla cui eventuale infruttuosa scadenza maturerà un silenzio assenso. I vincoli di destinazione imposti dal piano regolatore generale per attrezzature e servizi, quali ad esempio verde pubblico attrezzato, realizzabili anche ad iniziativa privata o promiscua in regime di economia di mercato, pur avendo carattere particolare, sfuggono pertanto allo schema ablatorio e alle connesse garanzie costituzionali in termini di alternatività fra indennizzo e durata predefinita, e non costituiscono vincoli espropriativi, bensì soltanto conformativi, funzionali all’interesse pubblico generale. Lo stabilisce il Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 17 maggio 2019 n. 3190.

Il Consiglio di Stato si pronuncia su due distinte questioni, una inerente alla valenza del preavviso di rigetto e l’altra afferente ai vincoli conformativi di destinazione. Il “preavviso di rigetto” ex art. 10 bis, della legge n. 241/90 rende irrilevante la precedente inerzia dell’Amministrazione e comporta il decorso di un nuovo termine di conclusione del procedimento, alla cui eventuale infruttuosa scadenza maturerà un silenzio assenso.

Se è vero che il cd. preavviso di rigetto è mero atto endoprocedimentale, non idoneo alla definizione del procedimento, è altresì vero che, secondo quanto espressamente statuito dall’art. 10 bis, comma 1, terzo periodo, esso interrompe i termini per concludere il procedimento. I termini inizieranno nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni del privato o, in mancanza, dalla scadenza del termine di dieci giorni assegnato per la presentazione delle predette osservazioni.

vincoli di destinazione conformativi non comportano la perdita definitiva della proprietà privata, ma impongono limitazioni e condizioni restrittive agli interventi edilizi in funzione degli obiettivi di tutela dell’interesse pubblico e, a differenza, dei vincoli espropriativi, pur limitando e condizionando l’attività edificatoria, non comportano indennizzi per le limitazioni previste dallo strumento urbanistico e non hanno scadenza temporale (Consiglio di Stato sez. IV, 22 ottobre 2018, n. 5994).

I vincoli di destinazione imposti dal piano regolatore generale per attrezzature e servizi, quali ad esempio verde pubblico attrezzato, realizzabili anche ad iniziativa privata o promiscua in regime di economia di mercato, pur avendo carattere particolare, sfuggono pertanto allo schema ablatorio e alle connesse garanzie costituzionali in termini di alternatività fra indennizzo e durata predefinita, e non costituiscono vincoli espropriativi, bensì soltanto conformativi, funzionali all’interesse pubblico generale (Consiglio di Stato, sez. IV, 22 giugno 2011, n. 3797 e Consiglio di Stato 24 maggio 2018, n. 3116).

Esito:

conferma T.A.R. Puglia Bari, sez. III, 11 febbraio 2016, n. 167

Riferimenti normativi:

art. 10 bis, della legge n. 241/90

Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 17 maggio 2019 n. 3190

 

 

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