Appalti privati, la garanzia per vizi ex art. 1490 c.c. non si applica al direttore lavori

Appalti privati, la garanzia per vizi ex art. 1490 c.c. non si applica al direttore lavori

Appalti privati, la garanzia per vizi ex art. 1490 c.c. non si applica al direttore lavori

In materia di appalto, l’eventuale responsabilità del direttore dei lavori ha presupposti, contenuto e natura giuridica del tutto diversi da quelli previsti dall’art. 1490 c.c., fondandosi sulla violazione di specifici obblighi di vigilanza, secondo il parametro della diligentia quam in concreto. La conferma arriva dalla Cassazione con sentenza n. 12116 del 17 maggio 2018.

 

ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI:
Conformi: Cass. civ. sez. II, 23 dicembre 1991, n. 13869

Cass. civ. sez. II, 20 luglio 2005 n. 15255

Cass. civ. sez. II, 3 maggio 2016 n. 8700

Difformi: Non si rinvengono precedenti

La P.S. s.n.c. convenne innanzi al Tribunale di Latina S.L. e la B. s.r.l. nella qualità, rispettivamente, di progettista e direttore dei lavori, e di appaltatrice, in relazione alla costruzione della villa del titolare della P.S.

L’attrice lamentò di avere commissionato una villa da costruirsi secondo criteri di eco-compatibilità, la cui pavimentazione in cotto striato era risultata mediocre, scadente e difettosa ed aggiunse che i vizi suindicati erano stati tempestivamente denunciati ad entrambi i convenuti. I convenuti, costituitisi, resistettero.

Il Tribunale di Latina condannò il progettista e direttore dei lavori all’integrale risarcimento dei danni subiti dall’attrice, mentre rigettò la domanda proposta nei confronti della appaltatrice.

La Corte di Appello di Roma confermò la sentenza di primo grado.

La Corte territoriale, in particolare, ritenne che la comunicazione inviata dal progettista e direttore dei lavori alla committente, con la quale il professionista garantiva l’ottima qualità del prodotto, costituisse una valida assunzione di responsabilità ai sensi dell’art. 1490 c.c. in quanto l’architetto L., preposta alla direzione dei lavori, aveva la qualifica e la competenza per orientare le scelte di acquisto della committenza, che si era rivolta a lei dopo aver contattato altri professionisti del settore.

Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione, articolato in due motivi, l’architetto L.

La Suprema Corte, in accoglimento del ricorso, ha osservato che la Corte territoriale ha individuato quale fonte della responsabilità dell’architetto L. la lettera del 17 novembre 1992, successiva non solo alla consegna del materiale ma alla stessa posa in opera dello stesso, quale atto idoneo a determinare l’assunzione, in capo al direttore dei lavori, della tipica garanzia del venditore ex art. 1490 c.c.

Tale statuizione della sentenza impugnata non è conforme a diritto.

Conviene premettere che, secondo la giurisprudenza di legittimità, la garanzia ex art. 1490 c.c., che è tipica garanzia del venditore, può essere assunta da un soggetto che è in particolari rapporti (di commissione, di preposizione istitutoria etc.) con il venditore e non con il committente – acquirente, come nel caso di specie.

Si osserva, inoltre, che la lettera in oggetto è certamente successiva alla consegna e posa in opera del materiale, onde la stessa non può ritenersi certamente idonea né all’assunzione della garanzia ex art. 1490 c.c., né ad aver determinato la scelta della pavimentazione, che, a quella data, era già stata acquistata e posata.

Lo stesso contenuto della lettera, inoltre, non integra alcuna assunzione in proprio della tipica garanzia per vizi della cosa venduta ex art. 1490 c.c., che, come già evidenziato, è una tipica garanzia del venditore: con essa il direttore dei lavori, estraneo al rapporto contrattuale diretto tra il fornitore della merce ed il committente, si è limitato ad esprimere un parere di congruità sul materiale utilizzato, peraltro già acquistato dalla committente e posato dall’appaltatrice, ma non ha certo assunto gli specifici obblighi di garanzia, anche in relazione ad eventuali vizi occulti, posti dall’art. 1490 c.c. a carico del venditore.

E’ appena il caso di rilevare che l’eventuale responsabilità del direttore dei lavori, ai sensi degli artt. 1655 e 2230 ss. c.c., ha presupposti , contenuto e natura giuridica del tutto diversi da quelli previsti dall’art. 1490 c.c., fondandosi sulla violazione di specifici obblighi di vigilanza, secondo il parametro della diligentia quam in concreto, che non risultano specificamente presi in esame dalla sentenza impugnata, la quale ha fondato la sua ratio decidendi e la conseguente affermazione di responsabilità, sull’assunzione della garanzia per i vizi del materiale utilizzato ex art. 1490 e ss. c.c. da parte dell’architetto L.

Esito del ricorso:

Cassa con rinvio la sentenza n. 587/2013 della Corte d’Appello di Roma, depositata il 31/01/2013.

Riferimenti normativi:

Art. 1490 c.c.

Art. 1655 c.c.

Art. 2230 c.c.

Cassazione civile, sez. II, sentenza 17 maggio 2018, n. 12116

 

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