Appalti:obbligo di mantenimento dei livelli occupazionali,le clausole sociali

Appalti:obbligo di mantenimento dei livelli occupazionali,le clausole sociali

Appalti:obbligo di mantenimento dei livelli occupazionali,le clausole sociali

In caso di clausola sociale l’obbligo di mantenimento dei livelli occupazionali del precedente appalto va contemperato con la libertà d’impresa e con la facoltà in essa insita di organizzare il servizio in modo efficiente e coerente con la propria organizzazione produttiva, al fine di realizzare economie di costi da valorizzare a fini competitivi nella procedura di affidamento dell’appalto. L’art. 30, comma 4, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, nell’imporre l’applicazione al personale impiegato nel servizio di un contratto collettivo (in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro, nonché) “strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto”, intende riferirsi al contratto che meglio regola le prestazioni rese dalla categoria dei lavoratori impiegati nell’espletamento del servizio, e non a quello imposto dai vincoli e alle clausole sociali inserite negli atti di gara (Cons. Stato, Sez. V, 12 settembre 2019 n. 6148).

ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI
Conformi Sulla clausola sociale:
Cons. Stato sez. V, 10 giugno 2019, n. 3885
Cons. Stato sez. III, 30 gennaio 2019, n. 750
Cons. Stato sez. III, 29 gennaio 2019, n. 726
Cons. Stato 7 gennaio 2019, n. 142
Cons. Stato sez. III, 18 settembre 2018, n. 5444
Cons. Stato sez. V, 5 febbraio 2018, n. 731;
Cons. Stato sez. V, 17 gennaio 2018 n. 272;
Cons. Stato sez. III 5 maggio 2017, n. 2078;
Cons. Stato sez. V 7 giugno 2016, n. 2433;
Cons. Stato sez. III, 30 marzo 2016, n. 1255;
Cons. Stato, sez. III, 18 settembre 2018, n. 5444;
Cons. Stato sez. V, 1 marzo 2017, n. 932
Cons. Stato sez. III 9 dicembre 2015, n. 5597
Cons. Stato sez. III, 18 settembre 2018, n. 5444
Cons. Stato sez. III, 27 aprile 2018 n. 2569
Cons. Stato sez. V, 17 gennaio 2018 n. 272
Cons. Stato sez. V, 18 luglio 2017 n. 3554
Cons. Stato sez. III, 9 dicembre 2015 n. 5597.
Sui costi di manodopera:
Cons. Stato, sez. V, 18 febbraio 2019, n. 1097
Cons. Stato sez. V, 18 febbraio 2019, n. 1099
Cons. Stato sez. V, 28 gennaio 2019, n. 690
Cons. Stato sez. III, 4 gennaio 2019, n. 90
Cons. Stato sez. V, 26 novembre 2018, n. 6689
Cons. Stato sez. V, 2 agosto 2018, n. 4785

Difformi Non si rinvengono precedenti

Le clausole del contratti collettivi che disciplinano il “cambio appalto” con l’obbligo del mantenimento dell’assetto occupazionale e delle medesime condizioni contrattuali ed economiche vincolano l’operatore economico, non già in qualità di precedente aggiudicatario ma solo se imprenditore appartenente ad associazione datoriale firmataria del contratto collettivo; a queste condizioni, infatti, la clausola, frutto dell’autonomia collettiva, ove più stringente, prevale anche, sulla clausola contenuta nel bando di gara.
La clausola sociale contenuta nel disciplinare di gara deve essere formulata in maniera elastica e non rigida, rimettendo all’operatore economico concorrente finanche la valutazione in merito all’assorbimento dei lavoratori impiegati dal precedente aggiudicatario. Solo se formulata in questi termini la clausola sociale è conforme alle indicazioni della giurisprudenza amministrativa secondo la quale l’obbligo di mantenimento dei livelli occupazionali del precedente appalto va contemperato con la libertà d’impresa e con la facoltà in essa insita di organizzare il servizio in modo efficiente e coerente con la propria organizzazione produttiva, al fine di realizzare economie di costi da valorizzare a fini competitivi nella procedura di affidamento dell’appalto (Cons. Stato sez. V, 10 giugno 2019, n. 3885; Cons. Stato sez. III, 30 gennaio 2019, n. 750; Cons. Stato sez. III, 29 gennaio 2019, n. 726; Cons. Stato 7 gennaio 2019, n. 142; Cons. Stato sez. III, 18 settembre 2018, n. 5444; Cons. Stato sez. V, 5 febbraio 2018, n. 731; Cons. Stato sez. V, 17 gennaio 2018 n. 272; Cons. Stato sez. III 5 maggio 2017, n. 2078; Cons. Stato sez. V 7 giugno 2016, n. 2433; Cons. Stato sez. III, 30 marzo 2016, n. 1255).
È escluso che una clausola sociale possa consentire alla stazione appaltante di imporre agli operatori economici l’applicazione di un dato contratto collettivo ai lavoratori e dipendenti da assorbire (Cons. Stato, sez. III, 18 settembre 2018, n. 5444; Cons. Stato sez. V, 1 marzo 2017, n. 932; Cons. Stato sez. III 9 dicembre 2015, n. 5597).
L’art. 30, comma 4, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, nell’imporre l’applicazione al personale impiegato nel servizio di un contratto collettivo (in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro, nonché) “strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto”, intende riferirsi al contratto che meglio regola le prestazioni rese dalla categoria dei lavoratori impiegati nell’espletamento del servizio, e non a quello imposto dai vincoli e alle clausole sociali inserite negli atti di gara.
La clausola sociale non comporta alcun obbligo per l’impresa aggiudicataria di un appalto pubblico di assumere a tempo indeterminato ed in forma automatica e generalizzata, nonché alle medesime condizioni, il personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria, ma solo che l’imprenditore subentrante salvaguardi i livelli retributivi dei lavoratori riassorbiti in modo adeguato e congruo (Cons. Stato sez. III, 18 settembre 2018, n. 5444; Cons. Stato sez. III, 27 aprile 2018 n. 2569; Cons. Stato sez. V, 17 gennaio 2018 n. 272; Cons. Stato sez. V, 18 luglio 2017 n. 3554; Cons. Stato sez. III, 9 dicembre 2015 n. 5597). L’obbligo di garantire ai lavoratori già impiegati le medesime condizioni contrattuali ed economiche non è, infatti, assoluto né automatico.
I costi medi della manodopera, indicati nella tabelle ministeriali, non costituiscono parametro assoluto ed inderogabile di ammissibilità dell’offerta, ma sono parametro di valutazione dell’offerta, per essere comunque rimesso alla stazione appaltante giudicare della sua congruità, pur in presenza di scostamento dalle predette tabelle (Cons. Stato, sez. V, 18 febbraio 2019, n. 1097, Cons. Stato sez. V, 18 febbraio 2019, n. 1099; Cons. Stato sez. V, 28 gennaio 2019, n. 690; Cons. Stato sez. III, 4 gennaio 2019, n. 90; Cons. Stato sez. V, 26 novembre 2018, n. 6689; Cons. Stato sez. V, 2 agosto 2018, n. 4785).
Esito:
conferma T.A.R. Veneto, Sez. I, n. 1115/2018
Riferimenti normativi:
Art. 30, comma 4, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 12 settembre 2019 n. 6148

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