Barbecue realizzato in muratura: serve il permesso di costruire?

Barbecue realizzato in muratura: serve il permesso di costruire?

Barbecue realizzato in muratura: serve il permesso di costruire?

Deve ritenersi illegittimo il provvedimento con il quale un Comune ha ordinato la demolizione di un barbecue, motivato con riferimento alla circostanza per cui il manufatto è stato realizzato senza il preventivo rilascio del permesso di costruire. Lo stabilisce il Tar Campania, sez. II, sentenza 20 settembre 2021, n. 1964.

 

ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI
Conformi Tar Campania, Napoli sez. VIII, 15 febbraio 2018, n. 1041

Tar Abruzzo, L’Aquila sez. I, 20 marzo 2017, n. 135

Difformi Non si rinvengono precedenti in termini

Con la sentenza 20 settembre 2021, n. 1964, la Sez. II del Tar di Salerno ha statuito che le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici costituiscono opere realizzabili secondo il regime dell’attività edilizia libera e dunque non richiedono alcun titolo abilitativo.

Analisi del caso

Un comune intimava alla proprietaria di un’unità abitativa la demolizione, fra le altre cose, di un barbecue in elementi di cemento prefabbricato, posizionato su un basamento di cemento, nel giardino a monte del fabbricato.

Avverso l’ordinanza è insorta l’interessata, censurando, la violazione dell’articolo 6-bis, comma 5, D.P.R. n. 380/2001, nonché l’eccesso di potere per carenza assoluta dei presupposti, manifesta abnormità, illogicità e travisamento.

Nel dettaglio, ha evidenziato come, nel verbale di sopralluogo, il responsabile del procedimento avesse evidenziato trattarsi di un’opera realizzabile mediante semplice C.I.L.A.. Da qui, l’impossibilità per la stessa di essere gravata da un ordine di demolizione.

Il Comune e la controinteressata non si costituivano in giudizio. La ricorrente produceva, in seguito, una relazione tecnica di parte e l’istanza di accertamento di conformità urbanistica e paesaggistica con riferimento ad altre opere pure oggetto dell’impugnata ordinanza di demolizione.

La soluzione

Il G.A. ha dapprima dichiarato l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse con riferimento ai terrazzi di cui ai nn. 2) e 3) dell’ordinanza di demolizione gravata, in relazione ai quali risultava presentata istanza d’accertamento di conformità urbanistica e paesaggistica.

Al riguardo, ha osservato come la presentazione di una domanda di sanatoria faccia venir meno l’interesse al ricorso, poiché il Comune è tenuto a emanare un nuovo atto – eventualmente anche tacito, per il decorso del termine di legge – sulla base della verifica della sanabilità o meno delle opere e, solo in caso esso sia negativo, l’ordine di demolizione impugnato riprenderebbe efficacia, con conseguente onere per il ricorrente di impugnare il diniego di sanatoria unitamente all’ordinanza di demolizione che avrà ripreso il suo corso, mentre, viceversa, il perfezionamento della sanatoria renderà legittima l’opera e non più applicabile la sanzione.

Quanto al barbecue, il Giudice ha ritenuto le doglianze fondate.

Segnatamente, ha osservato come le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici costituiscono opere realizzabili secondo il regime dell’attività edilizia libera e non richiedono dunque alcun titolo abilitativo; rientrano, tra dette opere, esemplificativamente, piccole strutture come altalene, scivoli, dondoli, panche, tavoli da picnic, cuccia del cane, casetta gioco bimbi, barbecue rimovibili, vasi e fioriere mobili, e simili, ovvero tutti manufatti strutturalmente non ancorati al suolo e comunque destinati alla più comoda fruizione di aree pertinenziali di edifici.

Peraltro, ha proseguito il Tar, le installazioni esterne fisse, in muratura o prefabbricate, ove non riconducibili all’art. 6, comma 1, del D.P.R. n. 380/2001, ma in passato ricomprese comunque nel medesimo art. 6, commi 2, 3 e 4, devono ritenersi ora assoggettate a previa comunicazione di inizio lavori.

Da qui, l’impossibilità di sanzionare con la demolizione tali manufatti – e, dunque, un barbecue realizzato in muratura – stante il disposto di cui all’art. 6-bis, comma 5 del D.P.R. n. 380 del 2001, che ricollega alla mancata presentazione della comunicazione asseverata dell’inizio dei lavori unicamente l’applicazione di una sanzione pecuniaria.

I precedenti e i possibili impatti pratico-operativi

La sentenza qui rassegnata intercetta, fra le altre, la quaestio concernente l’individuazione della disciplina edilizia applicabile ai barbecue. L’articolo 6, comma 1, lettera e-quinquies del D.P.R. n. 380/2001 prevede che le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici costituiscono opere realizzabili secondo il regime dell’attività edilizia libera e non richiedono dunque alcun titolo abilitativo.

Il Tar di Salerno, come visto, riprendendo l’orientamento al riguardo sviluppatosi in giurisprudenza, ha rilevato come rientrano, tra dette opere, esemplificativamente, piccole strutture come altalene, scivoli, dondoli, panche, tavoli da picnic, cuccia del cane, casetta gioco bimbi, vasi e fioriere mobili, e, per quel che qui propriamente rileva, barbecue rimovibili, ovvero comunque tutti manufatti strutturalmente non ancorati al suolo e comunque destinati alla più comoda fruizione di aree pertinenziali di edifici (Tar Campania, Napoli sez. VIII, 15 febbraio 2018, n. 1041).

Non è mancato chi, con riferimento a una zona barbecue, realizzata lungo un muro di confine, ha negato la natura pertinenziale della stessa, osservando come il concetto di pertinenza edilizia è molto più circoscritto di quello di pertinenza secondo il codice civile e che la pertinenzialità di un’opera edilizia richiede un nesso funzionale e strumentale al servizio dell’opera principale da valutare in modo oggettivo senza considerare la destinazione data dal possessore al bene.

In tal caso, si è evidenziato come l’opera non avesse alcun vincolo pertinenziale con l’edificio principale poiché diretta a soddisfare un’esigenza diversa da quella riconducibile all’abitazione e come fosse piuttosto da considerarsi quale nuovo volume non precario in quanto non destinato a soddisfare una esigenza contingente anche se relativa ad alcuni periodi dell’anno e al di là della facile e rapida rimuovibilità (Tar Calabria sez. I, 9 aprile 2019, n. 701; Tar Emilia Romagna, Bologna sez. I, 20 novembre 2018, n. 872).

Epperò, come pure ricordato in sede pretoria, le installazioni esterne fisse, in muratura o prefabbricate, ove non riconducibili all’art. 6, comma 1, del D.P.R. n. 380/2001, ma in passato ricomprese comunque nel medesimo art. 6, commi 2, 3 e 4, devono ritenersi ora assoggettate a previa comunicazione di inizio lavori (e, prima, a DIA o SCIA), e, come tali, non sono in ogni caso sanzionabili con la demolizione che si commina solo, e tuttora, per gli interventi assoggettati a permesso di costruire (Tar Abruzzo, L’Aquila sez. I, 20 marzo 2017, n. 135).

Riferimenti normativi:

D.P.R. n. 380/2001

Tar Campania, sez. II, sentenza 20 settembre 2021, n. 1964