Bonus ristrutturazione: quali i termini per presentare l’attestazione di fine lavori?

Bonus ristrutturazione: quali i termini per presentare l’attestazione di fine lavori?

Bonus ristrutturazione: quali i termini per presentare l’attestazione di fine lavori?

Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 18611 dell’11 luglio 2019, il contribuente deve trasmettere la dichiarazione entro il termine della denuncia dei redditi al fine di usufruire della deduzione degli oneri di ristrutturazione. In materia tributaria gli adempimenti sono previsti dalla legge, che ne fissa anche i relativi termini. Spetta, tuttavia, al giudice accertare la scadenza, alla luce di una lettura sistematica dell’istituto e tenendo conto della normativa secondaria dettata in materia, quando detti limiti non sono stati previsti dal legislatore.

I giudici di legittimità, sulla base di quanto previsto dalle norme esaminate (artt. 1 e 4 del DM 41/1998), asseriscono che un contribuente per potersi avvalere della deducibilità degli oneri sostenuti per gli interventi di ristrutturazione edilizia debba documentare che:

1. l’importo speso superi la soglia indicata;
2. la presentazione di una dichiarazione di esecuzione dei lavori, sottoscritta da un soggetto abilitato – ingegnere o architetto – entro un ragionevole termine.

Tuttavia, prosegue la Corte, qualora la scadenza non sia stata fissata opportunamente dal Legislatore, spetta al giudice a seguito di una lettura sistematica dell’istituto, accertarne la scadenza, tenendo anche conto della normativa secondaria in materia. Nella specie, la contribuente aveva presentato la dichiarazione di fine lavori di ristrutturazione le cui somme aveva portato in detrazione, oltre il ragionevole termine individuato in quello coincidente con la presentazione della dichiarazione dei redditi, per consentire all’Amministrazione Finanziaria di effettuare le verifiche.

La contribuente riceveva notifica della cartella di pagamento relativa a maggiore Irpef per l’anno 2006, a seguito di liquidazione operata ai sensi dell’art. 36 ter del Dpr n. 600 del 1973. In sostanza, l’Ente impositore non riconosceva quali oneri deducibili le quote annuali dei costi sostenuti dalla contribuente per la ristrutturazione immobiliare.

L’Amministrazione Finanziaria operava il disconoscimento perché “la contribuente non aveva provveduto ad inviare tempestivamente l’attestazione di aver eseguito i lavori e superato il limite di spesa di euro 51.465,00, comunicazione indispensabile ai fini del riconoscimento del beneficio, la cui trasmissione risultava richiesta a pena di decadenza ai sensi dell’art. 1, lett. d), del Dm. n. 41 del 1998”.

La contribuente ricorreva innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, ammettendo di non disporre della prova dell’invio della comunicazione anzidetta, ma contestando che la dichiarazione di esecuzione delle opere e dei costi sostenuti era stata comunque\predisposta ai sensi di legge ed era stata pure esibita all’Amministrazione Finanziaria, seppur dopo aver ricevuto l’invio dell’avviso di irregolarità.

La CTP accoglieva il ricorso ed annullava la cartella di pagamento. L’Amministrazione Finanziaria, tuttavia, nel giudizio di secondo grado, osservava che sebbene la norma di cui all’art. 1, comma 1, lett. d), del D.M. n. 41 del 1998, nel richiedere come indispensabile l’invio della dichiarazione di valore per potersi avvalere della deduzione, non prevede il termine entro cui debba provvedersi a pena di decadenza, è anche vero che la dichiarazione avrebbe dovuto essere inviata in tempi “ragionevoli”, peraltro indicati specificamente, in una direttiva regionale dell’Agenzia delle Entrate del 2007, entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui i lavori sono terminati.

L’art. 1, comma 1, lett. d), del D.M. n. 41 del 1998 prevede che il contribuente, per potersi avvalere, nei limiti previsti, della deducibilità degli oneri sostenuti per interventi di ristrutturazione edilizia debba tra l’altro trasmettere, per i lavori il cui importo complessivo supera la somma di € 51.645,69, dichiarazione di esecuzione dei lavori con indicazione del loro costo, sottoscritta da un soggetto iscritto negli albi degli ingegneri, architetti e geometri, ovvero da altro soggetto abilitato all’esecuzione degli stessi. L’art. 4 del D.M. dispone, poi, che la detrazione non è riconosciuta in caso di violazione di quanto previsto all’articolo 1, commi 1 e 2.

Non può essere riconosciuta la deducibilità degli oneri, pertanto, se il contribuente non provvede a trasmettere la dichiarazione di esecuzione delle opere con attestazione del loro costo.

Del resto, l’Amministrazione Finanziaria, con proprie circolari (nn. 57/1998 e 131/1998), aveva indicato il termine utile per trasmettere la comunicazione in quello di scadenza per la presentazione della denuncia dei redditi relativa all’anno in cui le opere edili sono state eseguite. Dunque, a parere dei giudici di legittimità, è proprio mediante la dichiarazione dei redditi che il contribuente domanda di avvalersi del beneficio.

Diversamente da ciò, nel caso di specie, la contribuente aveva domandato nella dichiarazione dei redditi di potersi avvalere del beneficio, a cui non aveva evidentemente diritto, non avendo ancora trasmesso la dichiarazione di valore, o comunque non era in grado di provare di averlo fatto, e pertanto la detrazione non poteva esserle riconosciuta, avendo l’odierna ricorrente violato il disposto di cui all’art. 4 del D.M. n. 41 del 1998.

La questione giuridica

L’agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia è disciplinata dall’art. 16-bis del Dpr 917/86 e consiste in una detrazione dall’Irpef del 36% delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare.

Tuttavia, per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2019 è possibile usufruire di una detrazione più elevata (50%) e il limite massimo di spesa è di 96.000 euro. La detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

È prevista, inoltre, una detrazione Irpef, entro l’importo massimo di 96.000 euro, anche per chi acquista fabbricati a uso abitativo ristrutturati.

In particolare, la detrazione spetta nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro 18 mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile.

Indipendentemente dal valore degli interventi eseguiti, l’acquirente o l’assegnatario dell’immobile deve comunque calcolare la detrazione su un importo forfetario, pari al 25% del prezzo di vendita o di assegnazione dell’abitazione (comprensivo di Iva).

Anche questa detrazione va ripartita in 10 rate annuali di pari importo. I lavori sulle unità immobiliari residenziali e sugli edifici residenziali per i quali spetta l’agevolazione fiscale sono:

· quelli elencati alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia). In particolare, si tratta degli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze;
· quelli indicati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001 (manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia), effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali;
· quelli necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se questi lavori non rientrano nelle categorie indicate nei precedenti punti e a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza;
· quelli relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, anche a proprietà comune;
· quelli finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi (ad esempio, la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione);
· quelli per la realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia idoneo a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992. La detrazione compete unicamente per le spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili, mentre non spetta per le spese sostenute in relazione al semplice acquisto di strumenti, anche se diretti a favorire la comunicazione e la mobilità interna ed esterna. Pertanto, a titolo di esempio, non rientrano nell’agevolazione i telefoni a viva voce, gli schermi a tocco, i computer, le tastiere espanse. Tali beni, tuttavia, sono inquadrabili nella categoria dei sussidi tecnici e informatici per i quali, a determinate condizioni, è prevista la detrazione Irpef del 19%;
· quelli di bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici. Con riferimento alla sicurezza domestica, non dà diritto alla detrazione il semplice acquisto, anche a fini sostitutivi, di apparecchiature o elettrodomestici dotati di meccanismi di sicurezza, in quanto tale fattispecie non integra un intervento sugli immobili (ad esempio non spetta alcuna detrazione per l’acquisto di una cucina a spegnimento automatico che sostituisca una tradizionale cucina a gas). L’agevolazione compete, invece, anche per la semplice riparazione di impianti insicuri realizzati su immobili (per esempio, la sostituzione del tubo del gas o la riparazione di una presa malfunzionante). Tra le opere agevolabili rientrano l’installazione di apparecchi di rilevazione di presenza di gas inerti, il montaggio di vetri anti-infortunio, l’installazione del corrimano;
· quelli relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi. Per “atti illeciti” si intendono quelli penalmente illeciti (per esempio, furto, aggressione, sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti la lesione di diritti giuridicamente protetti). In questi casi, la detrazione è applicabile unicamente alle spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili. Non rientra nell’agevolazione, per esempio, il contratto stipulato con un istituto di vigilanza;
· quelli finalizzati alla cablatura degli edifici, al contenimento dell’inquinamento acustico, al conseguimento di risparmi energetici, all’adozione di misure di sicurezza statica e antisismica degli edifici.

Oltre alle spese necessarie per l’esecuzione dei lavori, ai fini della detrazione è possibile considerare anche:

· le spese per la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse;
· le spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo di intervento;
· le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi del DM 37/2008 – ex legge 46/90 (impianti elettrici) e delle norme Unicig per gli impianti a metano (legge 1083/71);
· le spese per l’acquisto dei materiali;
· il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti;
· le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi;
· l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunzie di inizio lavori;
· gli oneri di urbanizzazione;
· gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (decreto n. 41 del 18 febbraio 1998).

Gli interventi di manutenzione ordinaria sono dunque ammessi all’agevolazione solo quando riguardano le parti comuni e la detrazione spetta ad ogni condomino in base alla quota millesimale.

Possono beneficiare dell’agevolazione non solo i proprietari o i titolari di diritti reali sugli immobili per i quali si effettuano i lavori e che ne sostengono le spese, ma anche l’inquilino o il comodatario.

In particolare, hanno diritto alla detrazione:

· il proprietario o il nudo proprietario;
· il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie);
· l’inquilino o il comodatario;
· i soci di cooperative divise e indivise;
· i soci delle società semplici;
· gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.

Hanno diritto alla detrazione, inoltre, purché sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture:

· il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado) e il componente dell’unione civile;
· il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge;
· il convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016.

In questi casi, ferme restando le altre condizioni, la detrazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile. La condizione di convivente o comodatario deve sussistere al momento dell’invio della comunicazione di inizio lavori.

Per coloro che acquistano un immobile sul quale sono stati effettuati interventi che beneficiano della detrazione, le quote residue del “bonus” si trasferiscono automaticamente, a meno che non intervenga accordo diverso tra le parti. Ha diritto alla detrazione anche chi esegue i lavori in proprio, soltanto, però, per le spese di acquisto dei materiali utilizzati.

Per usufruire della detrazione, è necessario:

1. inviare, quando prevista, all’Azienda sanitaria locale competente per territorio, prima di iniziare i lavori, una comunicazione con raccomandata A.R., tranne nei casi in cui le norme sulle condizioni di sicurezza nei cantieri non prevedono l’obbligo della notifica preliminare alla Asl;
2. pagare le spese detraibili tramite bonifico bancario o postale, da cui devono risultare la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto beneficiario della detrazione e il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.

Per usufruire della detrazione è sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione. Occorre, inoltre, conservare ed esibire a richiesta degli uffici i seguenti documenti:

· le abilitazioni amministrative in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Se queste abilitazioni non sono previste è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui deve essere indicata la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi di ristrutturazione edilizia posti in essere rientrano tra quelli agevolabili;
· domanda di accatastamento per gli immobili non ancora censiti;
· ricevute di pagamento dell’Imu, se dovuta;
· delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori e tabella millesimale di ripartizione delle spese per gli interventi riguardanti parti comuni di edifici residenziali;
· in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori;
· comunicazione preventiva contenente la data di inizio dei lavori da inviare all’Azienda sanitaria locale, se obbligatoria secondo le disposizioni in materia di sicurezza dei cantieri;
· fatture e ricevute fiscali relative alle spese effettivamente sostenute;
· ricevute dei bonifici di pagamento.

Per gli interventi che comportano un risparmio energetico, la legge di bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo di trasmettere all’Enea le informazioni sui lavori realizzati, analogamente a quanto già previsto in materia di detrazioni per la riqualificazione energetica degli edifici.

L’invio della documentazione va effettuata entro 90 giorni dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo.

Per gli interventi conclusi entro il 31 dicembre 2018 il termine per l’invio della comunicazione, da effettuare attraverso il sito http://ristrutturazioni2018.enea.it, è fissato al 1 aprile 2019.

Per gli interventi terminati nel 2019 la comunicazione va trasmessa attraverso il sito https://bonuscasa2019.enea.it/. Se la data di fine lavori è compresa tra il 1° gennaio 2019 e l’11 marzo 2019, il termine di 90 giorni decorre dall’11 marzo, giorno di messa online del sito.

La mancata o tardiva trasmissione della comunicazione all’Enea non implica, comunque, la perdita del diritto alle detrazioni (risoluzione n. 46/E del 18 aprile 2019).

Conclusioni

In conclusione, La Corte di Cassazione ha stabilito che si ha diritto alla detrazione per spese di ristrutturazione dell’immobile solo se viene trasmessa la dichiarazione di esecuzione dei lavori per importi superiori a 51.645,69 euro (ora abolita) entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi o comunque prima dell’inizio dell’attività di controllo da parte dell’Amministrazione Finanziaria in quanto quest’ultima deve essere messa in grado di poter effettuare le dovute verifiche sostanziali e formali al fine di permettere al contribuente di usufruire del beneficio fiscale oggetto della sentenza in commento della Suprema Corte di Cassazione.

Esito del ricorso:

Rigetto

Riferimenti normativi:

Art. 1, comma l, lett. d). del D.M . n. 41 del 1998;

Dir. n. 12 del 9/10/2007;

Circolari dell’Agenzia delle Entrate n. 57 e 131 del 1998.

Cassazione civile, Sez. V, sentenza 11 luglio 2019, n. 18611

 

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