Condominio:delibera illegittima se l’avviso non è comunicato all’indirizzo espressamente indicato dal condomino richiedente.

Condominio:delibera illegittima se l’avviso non è comunicato all’indirizzo espressamente indicato dal condomino richiedente.

Condominio:delibera illegittima se l’avviso non è comunicato all’indirizzo espressamente indicato dal condomino richiedente.

L’erronea convocazione dell’assemblea condominiale a mezzo di indirizzo mail diverso da quello pec espressamente indicato dal condomino integra un vizio procedimentale, che comporta l’annullabilità della delibera. É quanto si legge nella sentenza del Tribunale di Sulmona del 3 dicembre 2020.

PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI:
Conformi: Trib. Genova 23 ottobre 2014, n. 3350
Trib. Roma 29 gennaio 2019

Difformi: Non si rinvengono precedenti

Con atto regolarmente notificato, la condomina conveniva in giudizio il Condominio , deducendo l’illegittimità della delibera dell’8 giugno 2019, per l’omessa convocazione dell’attrice che aveva espressamente richiesto di ricevere le comunicazioni del Condominio sulla pec segnalata formalmente all’amministratore l’8 luglio 2018.
Il Tribunale, in accoglimento della domanda, ha ritenuto fondato il motivo di impugnazione della delibera, laddove l’attrice ha evidenziato un’erronea convocazione a mezzo di indirizzo mail diverso da quello pec espressamente indicato ufficialmente all’allora amministratore.
In particolare, il Tribunale ha osservato che la mancata comunicazione a taluno dei condomini dell’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale, in quanto vizio procedimentale, comporta l’annullabilità della delibera condominiale; ne consegue che la legittimazione a domandare il relativo annullamento spetta, ai sensi degli artt. 1441 e 1324 c.c., unicamente al singolo avente diritto pretermesso.
La mancata tempestiva convocazione di un condomino, ai sensi dell’art. 66 disp.att.c.c., integra, invero, un vizio di costituzione dell’assemblea, che è idoneo, di per sé, a portare all’annullamento della delibera in quella sede approvata.
Trattasi di un vizio formale, inerente il procedimento di formazione della volontà dell’ente di gestione, costituente valido motivo di impugnazione, a prescindere da ogni ulteriore interesse del condomino che contesta la delibera.
Per queste ragioni, il Tribunale ha annullato la delibera in ragione dell’invalida convocazione dell’attrice per l’adunanza dell’8 giugno 2019.
La sentenza in rassegna consente di svolgere alcune riflessioni sulla disciplina della modalità di convocazione dell’assemblea condominiale ai sensi dell’art. 66, comma 3, disp. att. c.c.
Nella sua formulazione originaria, la disposizione cosi recitava: “L’avviso di convocazione deve essere comunicato ai condomini almeno cinque giorni prima della data fissata per l’adunanza”.
Il testo è stato oggetto di modifica, a seguito della riforma dell’istituto condominiale intervenuta con la L. 11.12.2012, n. 220.
La disposizione che ne è scaturita prevede che: “l’avviso di convocazione, contenente specifica indicazione dell’ordine del giorno, deve essere comunicato almeno cinque giorni prima della data fissata per l’adunanza in prima convocazione, a mezzo di posta raccomandata, posta elettronica certificata, fax o tramite consegna a mano, e deve contenere l’indicazione del luogo e dell’ora della riunione”
Infine, l’art. 66 disp. att. c.c. è stato oggetto di ulteriori modifiche da parte della legislazione speciale anti-Covid (art. 63, D.L. 14 agosto 2002, n. 104, convertito con modificazioni dalla L. 13 ottobre 2020, n. 126) che, però, non ha inciso sulle modalità della comunicazione dell’avviso.
Ai sensi dell’art. 72 disp. att. c.c., le disposizioni dell’art. 66 non possono essere modificate dal regolamento condominiale.
Prima della riforma, la giurisprudenza era solita evidenziare la mancanza di un obbligo di forma per l’avviso di convocazione dell’assemblea, sicché la comunicazione poteva essere fatta anche oralmente, in base al principio della libertà delle forme, salve le particolari modalità di notifica del detto avviso, prescritte dal regolamento.
Si specificava ulteriormente che l’eventuale previsione regolamentare in ordine alla forma della convocazione dei condomini all’assemblea condominiale, trattandosi di prescrizione a contenuto organizzativo, ovvero, propriamente “regolamentare”, poteva essere modificata ed anche per “facta concludentia” cioè, per una prassi seguita dagli amministratori del condominio (Cass. civ. sez. II, 7 maggio 2018, n. 10866).
Con la nuova formulazione della norma, il legislatore ha disatteso l’orientamento della giurisprudenza relativo alla libertà di forma dell’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale.
La giurisprudenza di merito si è mostrata da subito sensibile alla modifica legislativa.
In particolare, tra le prime pronunce in argomento, si segnala Trib. Genova 23 ottobre 2014, n. 3350, secondo cui le comunicazioni via mail, ai fini della convocazione dell’assemblea, sono valide solamente se avvengono tra indirizzi di posta elettronica certificata, poiché solo a queste la legge riconosce il valore della tradizionale raccomandata; alla luce del chiaro tenore letterale della norma e della indicazione di specifiche modalità di convocazione, deve ritenersi che il legislatore abbia voluto tipizzare le forme della comunicazione limitandole a quelle che garantiscano la effettiva conoscibilità della convocazione stessa.
Inoltre, Tribunale Roma, 29 gennaio 2019 ha affermato che la semplice mail non fornisce le medesime garanzie di sicurezza, in ordine alla ricezione della comunicazione, che vengono fornite dagli altri mezzi indicati dal cit. art. 66 delle disp. att.. c.c. (posta raccomandata, posta elettronica certificata, fax o consegna a mano).
La ricevuta di accettazione viene generata anche se l’invio è effettuato ad un destinatario non PEC, con la conseguenza che l’inoltro dell’avviso di convocazione ad una casella di posta elettronica semplice (email) non ha il valore della raccomandata con ricevuta di ritorno.
Difatti, se la ricevuta di accettazione costituisce prova legale per il mittente dell’avvenuta spedizione del messaggio per i requisiti di validità che contiene (è firmata digitalmente dal gestore della PEC, riporta data e ora della spedizione, l’oggetto del messaggio e l’indicazione dei dati del mittente e del destinatario), solo la ricevuta di avvenuta consegna al destinatario della PEC, in quanto riportante tutti i dati relativi al momento esatto di ricevimento della comunicazione, può garantire e costituire prova legale dell’avvenuta consegna del messaggio al destinatario, ai sensi e per gli effetti del DPR n. 68 del 2005.
Inoltre, non può prospettarsi neppure una “presunzione di conoscenza” correlata al fatto che il messaggio sia giunto all’indirizzo del destinatario: ed infatti, a differenza del possessore di un indirizzo PEC, il titolare di un indirizzo email non ha alcun onere di consultare la “posta elettronica” in arrivo (sempre ammesso che giunga nella relativa “cartella”) e neanche l’avviso di avvenuta lettura conferisce alla mail inviata il valore legale previsto dalla legge. Conseguentemente, deve essere annullata la delibera assembleare ove la mancata convocazione delle parti sia dipesa dalla violazione delle formalità prescritte per legge.
Deve, peraltro, osservarsi che, sebbene la disciplina prevista dall’art. 66 disp. att. c.c. sia inderogabile, Corte appello Brescia sez. II, 3 gennaio 2019, n. 4 ha affermato che, se il condomino indica il solo indirizzo mail, chiedendo una comunicazione attraverso un mezzo “informale”, l’avviso così inviato è valido, poiché il condominio ha rispettato le forme indicate dal condomino.
In definitiva, la sentenza in rassegna si pone in linea con l’orientamento giurisprudenziale che si è venuto delineando successivamente alla riforma del Condominio e che ha sancito il definitivo superamento del principio della libertà delle forme, precedentemente affermato dalla Suprema Corte.
Pertanto, alla luce dell’attuale quadro normativo delineatosi a seguito delle modifiche intervenute con la L. n. 220 del 2012, l’amministratore del condominio deve utilizzare le forme scritte imposte dalla norma ai fini della convocazione dell’assemblea, pena l’invalidità della delibera condominiale conseguentemente adottata.
Esito:
Accoglimento
Riferimenti normativi:
Art. 1324 c.c.
Art. 1441 c.c.
Art. 66 disp. att. c.c.
Tribunale di Sulmona, sentenza 3 dicembre 2020