Condominio:Le spese di riscaldamento centralizzato vanno ripartite in base ai consumi effettivi

Condominio:Le spese di riscaldamento centralizzato vanno ripartite in base ai consumi effettivi

Condominio:Le spese di riscaldamento centralizzato vanno ripartite in base ai consumi effettivi

Le spese del riscaldamento centralizzato di un edificio in condominio, ove sia stato adottato un sistema di contabilizzazione del calore, devono essere ripartite in base al consumo effettivamente registrato, risultando, perciò, illegittima una suddivisione di tali oneri operata, sebbene in parte, alla stregua dei valori millesimali delle singole unità immobiliari, né possono a tal fine rilevare i diversi criteri di riparto dettati da una delibera di giunta regionale, che pur richiami specifiche tecniche a base volontaria, in quanto atto amministrativo comunque inidoneo ad incidere sul rapporto civilistico tra condomini e condominio. È quanto si legge nell’ordinanza della Cassazione del 4 novembre 2019, n. 28282.

 

PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI:
Conformi: Corte Cost. 14 novembre 2008, n. 369

Cass. civ. sez. Unite, 12 dicembre 2014, n. 26242

Cass. civ. sez. II, 7 novembre 2016, n. 22573

Cass. civ. sez. II, 4 agosto 2017, n. 19651

Cass. civ. sez. VI-2, 9 marzo 2017, n. 6128

Difformi: Non si rinvengono precedenti
  1. R., con ricorso exart. 702 bis c.p.c.convenne dinanzi al Tribunale di Milano il Condominio, per ottenere la declaratoria di nullità della delibera assembleare del 19 settembre 2012, con la quale l’assemblea aveva deciso di ripartire le spese di riscaldamento, inerenti all’importo del gas metano, al 50% in base al consumo conteggiato e per il restante 50% in base alla tabella millesimale.

Il Tribunale di Milano, con ordinanza depositata il 6 maggio 2013, rigettò l’impugnazione della delibera.

La Corte di appello di Milano, con sentenza del 4 dicembre 2014, respinse il gravame, ritenendo applicabile, come del resto sostenuto dall’appellante, la “norma regionale” di riferimento, contenuta nella Delibera della Giunta Regionale della Lombardia n. IX/2601 del 30 novembre 2011, e tuttavia osservando come l’assunto del G.R. (circa l’illegittimità del riparto del 50% delle spese di riscaldamento secondo i millesimi) non trovasse riscontro nel disposto di cui alla norma di riferimento.

Avverso detta sentenza propone ricorso G.R.

La Suprema Corte, in accoglimento del ricorso, ha cassato con rinvio la sentenza impugnata.

Le ragioni esposte a fondamento del ricorso lamentano il mancato rilievo della nullità della delibera assembleare del 19 settembre 2012 nella ripartizione delle spese di riscaldamento, operata per il 50% in base al consumo conteggiato e per il restante 50% in base alla tabella millesimale.

La sentenza impugnata ha errato nell’affermare che la normativa regionale di riferimento per il territorio della Regione Lombardia è costituita da D.G.R. n. IX/2601 del 2011.

Tale delibera va qualificata formalmente e sostanzialmente come atto amministrativo, anche alla luce delle funzioni spettanti alla Giunta ed al Consiglio regionale in forza degli artt. 28 e 32 della Legge 30 agosto 2008, n. 1, contenente lo Statuto d’autonomia della Lombardia.

Né assume ex se valore cogente la norma UNI 10200, pur richiamata dalla delibera di Giunta regionale, trattandosi di specifiche tecniche a base unicamente volontaria, ed imponendosi comunque, nel regime condominiale, l’approvazione unanime di tutti i condomini di criteri di ripartizione delle spese derogatori a quelli stabiliti dalla legge.

Piuttosto, deve rilevarsi come, secondo la giurisprudenza di legittimità, le spese del riscaldamento centralizzato possono essere validamente ripartite in base al valore millesimale delle singole unità immobiliari servite solo ove manchino sistemi di misurazione del calore erogato in favore di ciascuna di esse, che ne consentano il riparto in proporzione all’uso.

Tale criterio legale di ripartizione delle spese di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato risale già all’art. 26, comma 5, L. 9 gennaio 1991, n. 10, il quale, peraltro, costituisce applicazione di specie del criterio generale previsto dall’art. 1123, comma 2, c.c.

L’adozione dei sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore è, infatti, funzionale a collegare il vantaggio economico del risparmio energetico, conseguente alla minor richiesta di calore, esclusivamente al patrimonio del condomino che decida di prelevare minor energia.

Nel caso in esame, risulta accertato in fatto che il Condominio aveva adottato nel 2011 un sistema di contabilizzazione autonomo del calore, mentre la deliberazione assembleare del 19 settembre 2012 aveva ripartito le spese di riscaldamento per il metano al 50% in base al consumo registrato e per il restante 50% in base alla tabella millesimale, prescindendo, perciò, dalla contabilizzazione dei consumi effettivi di ciascuna unità immobiliare.

Esito del ricorso

Cassa con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Milano n. 4374/2014 depositata in data 4.12.2014.

Riferimenti normativi

Art. 26, comma 5, L. 9 gennaio 1991, n. 10,

Art. 9, comma 5, D.Lgs. 4 luglio 2014, n. 102

Art. 1123, comma 2, c.c.

Cassazione civile, sez. II, ordinanza 4 novembre 2019, n. 28282

 

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