La costruzione di una struttura metallica con copertura retrattile si effettua in edilizia libera?

La costruzione di una struttura metallica con copertura retrattile si effettua in edilizia libera?

La costruzione di una struttura metallica con copertura retrattile si effettua in edilizia libera?

Non può qualificarsi come “attività edilizia libera”, che non richiede un titolo abilitativo edilizio ai sensi dell’art. 6, D.P.R. n. 380/2001 , la realizzazione di una struttura metallica, con copertura retrattile, composta da pali montanti sormontati da travi orizzontali, delle dimensioni in pianta di ml. 10,00 x 5,50 ed altezza totale pari ml. 4,00, per una superficie complessiva di mq. 55,00, all’interno della quale viene svolta l’attività di officina meccanica. Per configurare una c.d. “pergotenda”, in quanto tale non necessitante di titolo abilitativo, occorre che l’opera principale sia costituita non dalla struttura in sé, ma dalla tenda, quale elemento di protezione dal sole o dagli agenti atmosferici, con la conseguenza che la struttura deve qualificarsi in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda; non è invece configurabile una pergotenda se la struttura principale è solida e permanente e, soprattutto, tale da determinare una evidente variazione di sagoma e prospetto dell’edificio. Lo stabilisce il Tar Lazio, sez. II quater, sentenza 13 dicembre 2021, n. 12832.

 

PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI:
Conformi: Tar Veneto sez. II, 19 marzo 2020, n. 272

Cons. stato sez. IV, 1 luglio 2019, n. 4472

Cons. stato sez. VI, 03 aprile 2019, n. 2206

Cons. stato sez. VI, 25 gennaio 2017 n. 306

Cons. stato sez. IV, 1 luglio 2019, n. 4472

Cons. stato sez. VI, 9 luglio 2018, n. 4177

Cons. stato sez. VI, 27 aprile 2016 n. 1619

Difformi: Non si rinvengono precedenti in termini

Il Tar capitolino esclude possa qualificarsi come “attività edilizia libera”, che non richiede un titolo abilitativo edilizio ai sensi dell’art. 6 D.P.R. n. 380/2001, la realizzazione di una struttura metallica, con copertura retrattile, composta da pali montanti sormontati da travi orizzontali, delle dimensioni in pianta di ml. 10,00 x 5,50 ed altezza totale pari ml. 4,00, per una superficie complessiva di mq. 55,00, all’interno della quale viene svolta l’attività di officina meccanica.

Per quanto qui di interesse, il regime giuridico di cui all’art. 6 citato D.P.R., tenuto conto della declaratoria degli interventi ivi contenuta così come di quella esemplificata, a titolo non esaustivo, dal D.M. 2.03.2018 (cd. Glossario dell’attività edilizia libera), risulta applicabile esclusivamente in relazione a quelle opere che:

a) fungono da “arredo” delle aree pertinenziali degli edifici (opere esemplificate dal n. 43 al n. 51 del Glossario, tra cui le cd. pergotende);

b) sono destinate a soddisfare «obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a 90 giorni» (per come chiarito nel cd. Glossario di cui al D.M. 2018 che le esemplifica dal n. 53 al n. 58, tra cui i Gazebo, le cd, Tensostrutture, Pressostrutture e assimilabili).

Deve, inoltre, trattarsi di interventi che, per materiali costruttivi e dimensioni complessive, non alternino l’assetto urbanistico preesistente, aggravandone il carico (Tar Veneto sez. II, 19 marzo 2020, n. 272; Cons. stato sez. IV, 1 luglio 2019, n. 4472; Cons. stato sez. VI, 03 aprile 2019, n. 2206; Cons. stato sez. VI, 9 luglio 2018, n. 4177; Cons. stato sez. VI, 25 gennaio 2017 n. 306, Cons. stato sez. VI, 27 aprile 2016 n. 1619).

L’applicazione di siffatti principi conduce a escludere l’indicata struttura metallica dal cono d’ombra dell’art. 6 T.U.E. in quanto, innanzitutto, avente una destinazione funzionale non già estetica, ossia di “abbellimento” dell’area cortilizia annessa all’officina, quanto piuttosto “commerciale”, essendo evidentemente strumentale, per come evincibile dalla documentazione fotografica in atti, all’attività di officina meccanica svolta dal controinteressato nell’adiacente immobile “principale”.

Inoltre, la destinazione funzionale di siffatta opera non può dirsi circoscritta ad un intervallo di 90 giorni, apparendo piuttosto stabile e durevole nel tempo; ciò in considerazione non soltanto della contiguità della stessa all’edificio principale cui accede ma anche delle relative dimensioni, alquanto notevoli (ben 55 mq. comportanti la copertura dell’intera area cortilizia), nonché dei materiali costruttivi di cui è composta, determinanti la complessiva installazione di una massiccia struttura metallica, per ciò stesso inidonea ad essere immediatamente smantellata.

La struttura in questione non è, dunque, “precaria” giacché implicante, per caratteristiche costruttive, dimensionali e funzionali, una sensibile alterazione dell’assetto edilizio preesistente, con conseguente aggravio del carico urbanistico.

Per configurare una c.d. “pergotenda”, in quanto tale non necessitante di titolo abilitativo, occorre che l’opera principale sia costituita non dalla struttura in sé, ma dalla tenda, quale elemento di protezione dal sole o dagli agenti atmosferici, con la conseguenza che la struttura deve qualificarsi in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda; non è invece configurabile una pergotenda se la struttura principale è solida e permanente e, soprattutto, tale da determinare una evidente variazione di sagoma e prospetto dell’edificio (Cons. stato sez. IV, 1 luglio 2019, n. 4472; Cons. stato sez. VI, 3 aprile 2019, n. 2206; Cons. stato sez. VI, 9 luglio 2018, n. 4177; Cons. stato sez. VI, 25 gennaio 2017 n. 306, Cons. stato sez. VI, 27 aprile 2016 n. 1619).

Esito:

Accoglie il ricorso

Riferimenti normativi:

D.P.R. n. 380/2001

Tar Lazio, sez. II quater, sentenza 13 dicembre 2021, n. 12832