COVID-19: come affrontare in sicurezza la ripartenza della fase 2?

COVID-19: come affrontare in sicurezza la ripartenza della fase 2?

Torino, 21 Apr – In questi giorni si comincia a parlare sempre di più della cosiddetta Fase 2, quella che dovrebbe prevedere la riapertura delle attività produttive. Ed in questa situazione sono utili quei progetti che forniscano linee guida e indicazioni precise su come gestire, in sicurezza, questa eventuale riapertura.

 

Il primo progetto che presentiamo oggi attraverso un corposo Rapporto, preparato da un gruppo di lavoro, da una task force di esperti delle università piemontesi e di altre università e centri di ricerca coordinati dal Politecnico di Torino, si chiama “ Imprese aperte, lavoratori protetti”.

Il principio base del progetto – come raccontato sul sito del Politecnico – è “il contenimento del contagio, che viene ottenuto con strategie di prevenzione, informazione, monitoraggio. Il fondamento del progetto è il concetto che ‘ognuno protegge tutti’”.

Il Rapporto dal titolo “Emergenza COVID-19: imprese aperte, lavoratori protetti” presenta cinque diversi capitoli:

  • Il progetto
  • Mitigazione del rischio di contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro (escluse le strutture sanitarie) e nei mezzi di trasporto verso/da il posto di lavoro
  • Privacy e welfare
  • Definizione di adeguate misure di supporto economico e materiale alle imprese
  • Gruppo di lavoro.

 

Con l’articolo ci soffermiamo sul progetto e sul rapporto ricordando che tali linee guida saranno applicate in varie aziende e realtà che si sono già candidate per la sperimentazione.

 

Questi gli argomenti che trattiamo oggi:

  • Il progetto, la riapertura delle attività e i contesti applicativi
  • I principi generali del progetto, la valutazione dei rischi e la formazione
  • Esempi di prevenzione e mitigazione dei rischi di contagio

    Il progetto, la riapertura delle attività e i contesti applicativi

    Il Rapporto indica che obiettivo del progetto è “stabilire un quadro di riferimento procedurale, organizzativo e tecnologico volto a minimizzare le probabilità di trasmissione del contagio tra persone che non presentano sintomi, così da consentire un rientro controllato, ma pronto sui luoghi di lavoro e di aggregazione sociale, non appena i dati epidemiologici lo consentiranno”. E questo – continua il documento – nella convinzione che “la massima protezione delle persone nel loro luogo di lavoro sia tanto imprescindibile quanto una rapida riapertura delle attività economiche del Paese quale elemento chiave per la loro competitività se non addirittura per la loro stessa sopravvivenza, specialmente nel caso delle piccole e medie imprese”.

     

    In questo senso le linee guida e le prassi definite dovranno “abbinare alla garanzia del conseguimento di un efficace controllo dei rischi di contagio, la praticabilità tecnica ed economica in tempi rapidi a qualsiasi stadio delle filiere produttive, dalle piccole alle grandi imprese”.

    In particolare il documento che è da considerarsi in stretto collegamento con il “ Protocollo condiviso” del 14 marzo 2020 e di analoghe linee guida relative al settore edile e al settore dei trasporti, vuole trasformare le indicazioni contenute nel Protocollo “in prassi e metodologie applicative che possano favorire una rapida implementazione nei contesti di riferimento”, ed in particolare “nelle attività produttive, siano esse attualmente attive o sospese, in una prospettiva temporale che dipenderà dalla durata della emergenza SARS-CoV-2”.

     

    Inoltre quanto elaborato dal progetto “deve consentire a ogni azienda di poterne declinare le prassi e le misure suggerite nella propria specificità. Il Protocollo succitato al suo punto 13 prevede per altro che in ogni azienda si costituisca un comitato tra datori di lavoro e rappresentanze dei lavoratori, ove presenti, o con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali (RLST), che ne monitori l’applicazione”.

     

    Riguardo ai contesti applicativi si indica che i metodi del progetto “sono adatti a luoghi chiusi di aggregazione sociale controllata, in cui è possibile prevedere la quantità e l’identità delle persone attese e i tempi di ingresso, stazionamento ed uscita. Preferibilmente, a luoghi in cui le persone tornano con scadenza regolare e frequentano lo stesso gruppo sociale”.

    Tra questi “in ordine di priorità applicativa:

    • Luoghi di lavoro non sanitari (aziende manifatturiere, magazzini, aziende di servizio, ecc.)
    • Altri luoghi di aggregazione sociale con biglietto nominativo (ad es.: teatri, concert halls, ecc.) o assimilabili a tali (musei e cinematografi con prenotazione dell’ingresso).
    • Scuole di ogni ordine e grado.

     

    Invece solo alcuni dei metodi del progetto risultano adatti a “luoghi aperti (parchi, concerti all’aperto) o luoghi ad accesso libero o comunque non completamente tracciato (supermercati, cinema senza posto nominativo, alberghi, ristoranti, aeroporti). Eventuali approfondimenti successivi potranno coinvolgere queste realtà come pure luoghi destinati all’attività sportiva (palestre, palazzetti, piscine) dove ci sono oltre agli utenti e agli sportivi lavoratori diretti (allenatori, medici, fisioterapisti) ed appalti collegati (pulizie, guardiania, ecc.). Ancora più sfidanti i contesti dei festival o dei trattenimenti danzanti, pregiudicati dal vincolo stesso della ‘distanza interpersonale’ e dall’impiego di dispositivi di protezione individuale”, che sono strumenti importanti per la riduzione del rischio di trasmissione del contagio”.

     

    I principi generali del progetto, la valutazione dei rischi e la formazione

    Riguardo ai principi generali e in relazione al concetto che “ognuno protegge tutti”, ciascun individuo “partecipa alle azioni di contenimento grazie ad un comportamento consapevole: utilizza correttamente presidi di minimizzazione del contagio (es. mascherine, cuffie, guanti, occhiali) e modalità organizzative del lavoro, di cui è adeguatamente informato; si sottopone a triage multidimensionale (temperatura, analisi biochimiche, ecc.), ed eventualmente adotta sistemi digitali di supervisione dei propri spostamenti volti ad evitare inutili assembramenti”.

     

    Si indica poi che, funzionali alla prevenzione e al contenimento della trasmissione del contagio in ambito lavorativo, “potrebbe risultare utile classificare i luoghi di lavoro in base a criteri specifici di densità di occupazione e distanze interpersonali da mantenersi, e i mezzi di mitigazione del rischio di trasmissione del contagio da adottarsi. Ne potranno derivare cambiamenti organizzativi, di modalità e di condizioni di lavoro”.

    E di conseguenza “andranno aggiornati i Documenti di Valutazione dei Rischi incluso quello da interferenze (DUVRI), in considerazione di potenziali rischi associati ad appalti di servizi, di opere, di cantieri o di somministrazione, oltre che ai trasporti e alla logistica in generale, ai servizi interni alle società, alle modalità di svolgimento delle attività produttive e/o di erogazione dei servizi anche all’interno della medesima organizzazione”.

     

    Dovranno poi essere predisposti “adeguati piani di formazione e informazione del personale a ogni livello, come pure di prevenzione, vigilanza e controllo dell’applicazione delle prescrizioni. La sorveglianza sanitaria svolta dal Medico Competente, già presente o nominato allo scopo, dovrà proseguire rispettando le misure igieniche contenute nel Protocollo anti-contagio e nelle indicazioni del Ministero della Salute”. Inoltre è opportuno “anche rendere disponibili specifiche azioni di supporto psicologico e welfare o a livello aziendale o, specialmente per le piccole imprese, secondo un’ottica consortile. Dato il regime emergenziale tali azioni andrebbero supportate economicamente dallo Stato per tramite delle Unità di Crisi locali”.

     

    Esempi di prevenzione e mitigazione dei rischi di contagio

    Si segnala poi che la prevenzione del contagio “viene basata su metodi già noti, la cui applicazione viene adeguata al singolo luogo di lavoro dopo averne definito le caratteristiche principali in termini di affollamento e flussi di accesso e stazionamento”.

     

    Sono riportati vari esempi.

     

    Distanze interpersonali: “per ciascuna delle aree frequentate (ad esempio: atrio di accesso, spogliatoi e servizi igienici, reparto di lavoro, area pausa, mensa, area fumatori, ascensori) deve essere definito il numero massimo di persone che possono essere presenti, in base alla disponibilità di dispositivi di prevenzione del contagio, allo spazio disponibile, al tempo di permanenza e alla attività svolta. Ad esempio, è prassi attualmente prescritta nelle disposizioni governative garantire la rarefazione del personale e il rispetto di una distanza interpersonale minima di 1 metro. Ad esempio, si potrà:

    • Consentire una maggiore densità di occupazione in aree di transito (corridoio)
    • Consentire meno densità in aree di sosta ‘critiche’ in cui le persone potranno non indossare mascherina (area pausa, mensa, area fumatori)
    • Prevenire gli assembramenti per attese (fila per accedere alla timbratrice, ressa ai cancelli, fila alla biglietteria del teatro) con una pianificazione degli accessi e dei turni di lavoro”.

     

    Buone pratiche di igiene:

    • “consentite ed incoraggiate mettendo a disposizione tutti i mezzi necessari. Ad esempio: distributori di gel igienizzante in punti di distribuzione di facile accesso, prescrizione di lavaggio mani prima e dopo accesso al proprio posto di lavoro o l’incontro con altri lavoratori; ecc.
    • attività specifiche di pulizia giornaliera e di sanificazione periodica nei luoghi identificati di alto transito o alla fine dei turni di lavoro nelle aree con alternanza di squadre di lavoro. Ad esempio una pulizia può essere prescritta quando in un luogo (cabina di guida, spogliatoio, ufficio, postazioni di una linea produttiva, ecc.) vengono a turnare diversi occupanti (singoli o gruppi/squadre), effettuata con sanificante per le superfici soggette a contatto diretto con la pelle delle persone”.

     

    Organizzazione del lavoro, degli ingressi e degli spazi (possibili azioni):

    • “All’ingresso della azienda o ente: es. misura temperatura corporea e richiesta di autocertificazione su assenza di eventuali contatti avuti con pazienti affetti da COVID; richiesta di compilazione di un diario dei sintomi e dei contatti;
    • Adozione di dispositivi di monitoraggio non invasivo (telecamere IR, telecamere ‘intelligenti’) e possibilità di segnalazione, via intranet, della propria condizione di salute nel rispetto dei vigenti principi di rispetto della privacy;
    • Riduzione fino alla eliminazione delle riunioni in presenza;
    • Prescrizione di distanziamenti; dove possibile utilizzo di spazi lasciati stabilmente liberi dallo smart working per ampliare la fruibilità di spazi a bassa occupazione (spogliatoi, posti pasto, uffici, ecc.);
    • Cambiamenti nella turnistica e dove possibile segregazione dei lavoratori in squadre, individuabili con facilità ad esempio per via di gilet di colore diverso per evitare il rischio di interferenza, che non vengono mai in contatto o scambiano membri tra loro per contenere gli effetti di un eventuale contagio;
    • Minimizzazione dell’uso promiscuo di attrezzi e apparecchiature;
    • Distribuzione di pasti in lunchbox da consumarsi in luoghi all’aperto o nel proprio ufficio e non in mense collettive dove il rischio di rilassamento dei comportamenti controllati, per l’impossibilità di utilizzo delle mascherine e per la naturale tendenza alla convivialità, è intrinsecamente elevato.
    • Uso delle prenotazioni per il ritiro di materiali da magazzino (fatti trovare all’ora concordata nel luogo di consegna concordato) per ridurre gli stazionamenti in zone a potenziale assembramento e i contatti interpersonali”.

     

    Uso di dispositivi:

    • “devono essere selezionati i dispositivi più adeguati al tipo di attività svolta, con principale attenzione al concetto di protezione personale e sociale. Fatte salve aree a occupazione particolarmente rarefatta, ciascuno indossa il dispositivo più adatto a proteggere sé stesso dall’ambiente e gli altri oppure gli altri e l’ambiente da sé stesso, a seconda delle condizioni dello spazio in cui lavora e delle mansioni assegnate.
    • Secondo quanto condiviso nel protocollo aziendale, i lavoratori che accedono devono normalmente indossare come dispositivo di prevenzione della trasmissione del contagio una mascherina del tipo ” mascherina chirurgica” tipo I, oppure mascherine filtranti le cui performance minime è opportuno siano garantite per le quali è allo studio un protocollo in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.
    • Eventualmente, solo in casi specifici, uso di maschere facciali dispositivi di protezione individuale FFP2/FFP3, guanti e cuffie per capelli (operatori sanitari, addetto alla rilevazione della temperatura all’ingresso, guardiania, cassieri, squadre di emergenza, ecc.).
    • Possibilità di fornire ai lavoratori ‘kit’ di protezione individuale. Il conferimento di kit (es. 2- 4 mascherine per uso giornaliero e gel per la igienizzazione personale) può presentare il vantaggio di coprire con efficacia la prevenzione dal contagio su eventuali mezzi collettivi di trasporto, secondo prassi che in questo caso vanno comunque decise dall’ente gestore dei trasporti”.

     

    Sorveglianza sanitaria e prioritarizzazione del rientro del personale sui luoghi di lavoro:

    • “È raccomandato che l’organizzazione del personale prenda in considerazione la presenza di ‘soggetti fragili’ esposti a un rischio potenzialmente maggiore nei confronti dell’infezione da SARS-CoV-2, per qualsivoglia ragione indicata dalla OMS (presenza di una o più patologie in corso, età avanzata, ecc.).
    • Risulta dunque fondamentale l’attività di collaborazione del Medico Competente, in particolar modo nella gestione di quei soggetti portatori di patologie attuali o pregresse con eventuali idoneità lavorative con prescrizioni, che li rendano suscettibili di conseguenze particolarmente gravi in caso di contagio.
    • Sono previste specifiche politiche e misure di welfare per quei lavoratori che in ragione di quanto sopra sono impossibilitati a svolgere le proprie mansioni, né possono per ragioni di sicurezza o esigenze produttive essere adibiti a mansioni diverse. In tema di tutela della privacy vengono individuate responsabilità e predisposte linee guida per contemperare le esigenze di sicurezza e di tutela della salute con quelle di protezione dei dati personali”.

     

    Eventuale utilizzo di tecnologie digitali o di analisi logistico-organizzativo:

    • “Sistemi di simulazione degli spazi e dei flussi, come supporto alla classificazione dei luoghi e alla ri-organizzazione dei flussi.
    • Sistemi in cloud di formazione e informazione disponibili su cloud aziendale e fruibili da smartphone.
    • Sistemi di monitoraggio non invasivo della temperatura (termo-camera).
    • App o questionari online per la compilazione del diario dei sintomi e dei contatti sociali.
    • App di tele-visita e di tele-consulto per la identificazione precoce dei sintomi
    • Sistemi di tracciamento della posizione e App di alert per avvertenza di assembramenti nel luogo in cui si è diretti
    • Metodi di formazione interattiva, realtà virtuale
    • Digitalizzazione dei documenti di trasporto (DDT, CMR, documentazione aziendale).
    • Digitalizzazione dei mezzi di controllo agli ingressi, in sostituzione di tornelli o timbratrici”.

     

    Rimandiamo infine alla lettura integrale dell’intero Rapporto che affronta più nel dettaglio le varie tematiche, anche con riferimento ad ambiti lavorativi diversi, e presenta indicazioni sia sul tema della privacy che sul problema dei supporti economici necessari per le aziende.

     

     

    Fonte ( Puntosicuro)

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