Decorrenza del temine di impugnazione della delibera condominiale, e notifica del decreto di ingiunzione al condomino moroso

Decorrenza del temine di impugnazione della delibera condominiale, e notifica del decreto di ingiunzione al condomino moroso

Decorrenza del temine di impugnazione della delibera condominiale, e notifica del decreto di ingiunzione al condomino moroso

Il Tribunale di Civitavecchia, con sentenza del 20 ottobre 2020, n. 2446 ha sostenuto, in contrasto con la giurisprudenza di legittimità sul punto, che la notifica di decreto ingiuntivo per la riscossione di contributi condominiali è idonea a soddisfare l’onere di comunicazione del verbale agli assenti ex art. 1137 c.c.

Il Tribunale di Civitavecchia, con sentenza del 20 ottobre 2020, all’esito di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo per la riscossione di contributi condominiali, ha accolto la domanda riconvenzionale proposta dal condomino intimato ed opponente ed ha annullato le deliberazioni assembleari poste a fondamento della pretesa monitoria a causa dell’omessa convocazione del medesimo condomino attore.

Nella sua motivazione, il Tribunale di Civitavecchia ha affermato:

1) che è consolidato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di contributi condominiali, il giudice deve limitarsi a verificare la perdurante esistenza ed efficacia delle relative delibere assembleari, senza poter sindacare, in via incidentale, la loro validità, essendo tale sindacato riservato al giudice davanti al quale dette delibere sono state impugnate;

2) che, tuttavia, tale limite vale soltanto allorché il condomino opponente voglia far valere in via di eccezione le sue contestazioni sulla validità della delibera, e non anche quando, come avvenuto nel caso in esame, lo stesso opponente avanzi una espressa domanda riconvenzionale ai sensi dell’art. 1137 c.c.;

3) che, ai fini del decorso del termine di trenta per l’impugnazione della delibera da parte del condomino intimato che fosse assente all’assemblea, occorre far riferimento alla data della notifica del decreto ingiuntivo opposto.

Tutti e tre i profili di diritto affrontati nella sentenza del Tribunale di Civitavecchia meriterebbero riflessioni più meditate.

La questione dei rapporti fra procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione di oneri condominiali e rilevabilità dell’invalidità delle sottostanti delibere non è affatto pacifica nella giurisprudenza di cassazione, tant’è che la composizione del contrasto di orientamenti è stato devoluto alle Sezioni unite della Corte di cassazione con ordinanza interlocutoria 1 ottobre 2019, n. 24476, e si è in attesa della relativa pronuncia.

Sul secondo punto, deve riconoscersi che il condomino, che sia convenuto dal condominio per il pagamento di contributi per spese, non può far valere le questioni attinenti alla annullabilità della relativa delibera condominiale di approvazione dello stato di ripartizione, ove non abbia impugnata la stessa nel termine di cui all’art. 1137 c.c.

Il principio “quae temporalia ad agendum perpetua ad excipiendum“, operante in materia contrattuale in forza dell’art. 1442, ultimo comma, c.c., non trova applicazione, infatti, in materia di deliberazioni assembleari, il cui annullamento può essere conseguito attraverso un’impugnazione soggetta ad un termine di decadenza e non di prescrizione; con la conseguenza che la mancata denuncia di una causa di annullabilità nei trenta giorni ex art. 1137 cit. rende incontestabile l’efficacia della deliberazione

Esattamente all’opposto di come sostenuto nella sentenza del Tribunale di Civitavecchia, Cass. 2 agosto 2016, n. 16081, evidenziò come la comunicazione ai condomini assenti della deliberazione dell’assemblea condominiale, al fine del decorso del termine di impugnazione davanti all’autorità giudiziaria ex art. 1137, comma 2, c.c. debba ritenersi avvenuta quando il condomino assente abbia comunque acquisito compiuta conoscenza del verbale d’assemblea e ne abbia potuto apprendere il contenuto intrinseco in maniera adeguata alla tutela delle sue ragioni. Tuttavia, ai fini dell’individuazione del momento di decorrenza del termine per l’impugnazione delle delibere condominiali, in capo al condomino assente non può essere posto un dovere di attivarsi per conoscere le decisioni adottate dall’assemblea ove difetti la prova dell’avvenuto recapito, al suo indirizzo, del verbale che le contenga, giacché soltanto in forza di detto recapito sorge la presunzione, “iuris tantum“, di conoscenza posta dall’art. 1335 c.c., e non già in conseguenza del mancato esercizio, da parte dello stesso destinatario del verbale assembleare, della diligenza nel seguire l’andamento della gestione comune e nel documentarsi su di essa (si veda già Cass. 28 dicembre 2011, n. 29386).Ciò significa, come spiegava proprio Cass. 2 agosto 2016, n. 16081, che a nulla rilevi per far decorrere il termine ex art. 1137 c.c. che il verbale di assemblea sia stato prodotto a sostegno della domanda monitoria del condominio, culminata nel decreto ingiuntivo notificato al condomino.

La data di notificazione del decreto ingiuntivo fondato su quella deliberazione assembleare non vale, perciò, come prova della “legale cognizione” della stessa da parte del debitore intimato, sol perché posta a sua disposizione nel fascicolo depositato dal creditore intimante.

L’onere di comunicazione della deliberazione agli assenti ex art. 1137 c.c., gravante sul condominio, si traduce indispensabilmente, piuttosto, nell’adempimento del canone presuntivo di cui all’art. 1135 c.c., sicché impone la trasmissione del verbale all’indirizzo del condomino assente destinatario; né è surrogabile nel senso di ampliare l’autoresponsabilità del condomino ricevente fino al punto di obbligarlo ad acquisire immediate informazioni sul testo di una deliberazione prodotta dal condominio in sede monitoria, la quale potrà, semmai, essere conosciuta dal medesimo condomino al fine di proporre opposizione, e che, a norma dell’art. 638, comma 3, c.p.c., rimarrà soltanto depositata e non potrà essere ritirata fino a quando non sia scaduto il termine stabilito nell’ingiunzione a norma dell’art. 641 c.p.c.

Riferimenti normativi:

Art. 1137 c.c.

Tribunale di Civitavecchia 20 ottobre 2020, n. 2446