Edilizia: Vincolo di inedificabilità e Condono Edilizio

Edilizia: Vincolo di inedificabilità e Condono Edilizio

Edilizia: Vincolo di inedificabilità e Condono Edilizio

Il combinato disposto dell’art. 32 della legge 28 febbraio 1985 n. 47 e dell’art. 32, comma 27, lettera d), del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, comporta che un abuso commesso su un bene sottoposto a vincolo di inedificabilità, sia esso di natura relativa o assoluta, non può essere condonato quando ricorrono, contemporaneamente le seguenti condizioni: a) l’imposizione del vincolo di inedificabilità prima della esecuzione delle opere; b) la realizzazione delle stesse in assenza o difformità dal titolo edilizio; c) la non conformità alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici (nelle zone sottoposte a vincolo paesistico, sia esso assoluto o relativo, è cioè consentita la sanatoria dei soli abusi formali). Lo stabilisce il Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 17 gennaio 2020 n. 425.

PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI:
Conformi: Consiglio di Stato, Sez. VI, 28 ottobre 2019, n. 7341;

Consiglio di Stato, Sez. VI , 17 settembre 2019, n. 6182;

Consiglio di Stato, Sez. IV, 29 marzo 2017, n. 1434;

Consiglio di Stato, Sez. IV, 21 febbraio 2017, n. 813;

Consiglio di Stato, Sez. VI, 2 agosto 2016 n. 3487;

Consiglio di Stato, Sez. IV, 17 settembre 2013, n. 4587;

Cassazione penale sez. III, 20 maggio 2016, n. 40676

Difformi: Non si rinvengono precedenti

Il Consiglio di Stato si esprime in materia di condono edilizio, ex art. 32, comma 27, lettera d), del decreto-legge n. 269 del 2003 (cosiddetto “terzo condono edilizio”), nel caso di immobile gravato da vincolo di inedificabilità.

La sentenza in esame osserva che il combinato disposto dell’art. 32 della legge 28 febbraio 1985 n. 47 e dell’art. 32, comma 27, lettera d), del decreto-legge n. 269 del 2003, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, comporta che un abuso commesso su un bene sottoposto a vincolo di inedificabilità, sia esso di natura relativa o assoluta, non può essere condonato quando ricorrono, contemporaneamente le seguenti condizioni:

a) l’imposizione del vincolo di inedificabilità prima della esecuzione delle opere; b) la realizzazione delle stesse in assenza o difformità dal titolo edilizio; c) la non conformità alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici (nelle zone sottoposte a vincolo paesistico, sia esso assoluto o relativo, è cioè consentita la sanatoria dei soli abusi formali) (Consiglio di Stato, Sez. VI, 28 ottobre 2019, n. 7341; Sez. VI , 17 settembre 2019, n. 6182; Sez. IV, 29 marzo 2017, n. 1434; Sez. IV, 21 febbraio 2017, n. 813; Sez. VI, 2 agosto 2016 n. 3487; Sez. IV, 17 settembre 2013, n. 4587).

Con riguardo agli abusi edilizi commessi in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, il condono previsto dall’art. 32 del decreto legge n. 269 del 2003 è applicabile esclusivamente agli interventi di minore rilevanza indicati ai numeri 4, 5 e 6 dell’allegato 1 del citato decreto (restauro, risanamento conservativo e manutenzione straordinaria) e previo parere favorevole dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo, mentre non sono in alcun modo suscettibili di sanatoria le opere abusive di cui ai precedenti numeri 1, 2 e 3 del medesimo allegato, anche se l’area è sottoposta a vincolo di inedificabilità relativa e gli interventi risultano conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti (Cassazione penale sez. III, 20 maggio 2016, n. 40676).

Esito:

conferma Tar Lazio n. 11785 del 2018

Riferimenti normativi:

Art. 32 della legge 28 febbraio 1985 n. 47

Art. 32, comma 27, lettera d), del decreto-legge n. 269 del 2003

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 17 gennaio 2020 n. 425

 

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