Omessa dichiarazione dei costi indiretti della manodopera nei subappalti costituisce causa di esclusione dalla gara

Omessa dichiarazione dei costi indiretti della manodopera nei subappalti costituisce causa di esclusione dalla gara

Omessa dichiarazione dei costi indiretti della manodopera nei subappalti costituisce causa di esclusione dalla gara

È legittimo il rilievo dell’amministrazione secondo cui la società avrebbe omesso di esplicitare i costi “indiretti” della manodopera, dando luogo ad una sostanziale elusione dell’art. 95, comma 10 (costi della manodopera), del Codice dei contratti pubblici, da cui deriva necessariamente la sua esclusione dalla gara. Lo stabilisce il Tar Friuli Venezia Giulia, sez. I, sentenza 12 ottobre 2020, n. 348.

 

Il Tar del Friuli Venezia Giulia con sentenza del 12 ottobre 2020, n. 348, ha ritenuto legittima l’esclusione, da parte dell’amministrazione appaltante, di una impresa partecipante ad una gara; per i giudici amministrativi l’offerente viene escluso in quanto ha indicato nella propria offerta economica i soli costi della manodopera affidata a personale interno da cui era espressamente esclusa la quota subappaltabile dei lavori, attività specialistiche e in staff. Il Codice dei contratti pubblici prevede che l’offerta deve contenere dei dati chiari e non deve imporre alla stazione appaltante la ricerca di costi non correttamente indicati nell’offerta dal soggetto partecipante.

Il caso

Una società è ricorsa davanti al Tar per chiedere l’annullamento degli atti predisposti dall’amministrazione appaltante relativi al provvedimento di esclusione e quello di aggiudicazione a favore di un RTI di imprese concorrenti.

In particolare la società ricorrente contesta il provvedimento di esclusione, emesso dalla Stazione Appaltante all’esito della procedura di verifica dell’anomalia dell’offerta, nel contesto della procedura di gara indetta da un ente locale per l’affidamento del servizio di Global Service di manutenzione degli edifici comunali adibiti ad uso uffici, sedi museali, assistenziali e bagni pubblici.

La Stazione Appaltante ha rilevato, in particolare, le seguenti criticità:

 non corrispondenza, quanto al numero di ore di manodopera da impiegarsi nella commessa, tra offerta tecnica (che proponeva un totale di 34.800 ore) e offerta economica (da cui risultavano sole 26.900 ore);

 non adeguata giustificazione della sostenibilità del prezzo offerto, rispetto alle voci di costo illustrate.

La società ricorrente ha basato principalmente i motivi della sua impugnazione davanti al TAR sostenendo la violazione dell’art. 95, comma 5, e dell’art. 97, del d.lgs. n. 50/2016 e s.m.i. , per non essere state ritenute sufficienti le giustificazioni formulate nell’ambito del procedimento di anomalia dell’offerta. In particolare, la società sostiene di aver sempre esplicitato che la tabella dei costi della manodopera, di cui all’offerta economica, era riferita ai soli “costi diretti”, cioè della manodopera propria impiegata, “esclusa la quota subappaltabile dei lavori, attività specialistiche e in staff”.

L’ente appaltante ha replicato rilevando come sia del tutto incontestata la carenza di giustificazioni economiche per le 7.000 ore lavorative che la società ricorrente avrebbe affidato in subappalto, il che renderebbe impossibile valutare la sostenibilità, congruità e correttezza dell’offerta. La ricorrente avrebbe, pertanto, violato il disposto dell’art. 95, comma 10, d.lgs. 50/2016 che impone di indicare tutti i costi della manodopera, siano essi diretti o indiretti.

La sentenza del Tar

Per i giudici amministrativi il ricorso è infondato. L’esclusione della società ricorrente è stata disposta in forza di un provvedimento c.d. plurimotivato, cioè fondato su diversi presupposti, ciascuno in grado di giustificarlo autonomamente, così che solo la fondata confutazione di ciascuno di essi potrebbe condurre all’accoglimento del ricorso.

Osservano i giudici amministrativi di primo grado che la contestazione della stazione appaltante era stata formulata in termini precisi fin da subito dal R.U.P., con puntuale indicazione delle incongruenze riscontrate, delle disposizioni di legge rilevanti, delle giustificazioni richieste e non modificata nel corso del procedimento di verifica dell’anomalia. Non può, quindi, essere attinta dai rilievi relativi ad una presunta “frammentazione” delle contestazioni, che avrebbero impedito una piena difesa.

Non appare, altresì, condivisibile l’affermazione secondo cui avrebbe dovuto essere ulteriormente comunicata alla ricorrente la relazione finale del R.U.P. per consentirle un’ulteriore replica. L’interlocuzione tra ricorrente e stazione appaltante era già stata ampiamente garantita nell’ambito di una duplice sequenza di deduzioni e controdeduzioni, da ritenersi sufficienti ai fini di un’adeguata esplicazione del contradditorio che, pur se in astratto esercitabile senza limiti, deve necessariamente trovare un bilanciamento nei principi di efficienza dell’azione amministrativa e di ragionevole durata delle procedure di gara.

In ogni caso, si evidenzia che il vizio emerso all’esito delle verifiche operate dalla stazione appaltante, cioè la violazione dell’art. 95, comma 10, del D.lgs. 50/2016, appare insuscettibile di superamento e tale da condurre necessariamente , senza possibilità di attivare un eventuale soccorso istruttorio, all’esclusione dell’offerta, così che anche un’eventuale violazione procedimentale dovrebbe ritenersi priva di effettiva rilevanza, ai sensi dell’art. 21 octies, comma 2, della legge 241/1990.

Il Tar analizzando il primo motivo di ricorso osserva che sia pacifico che la società ricorrente abbia indicato nella propria offerta economica i soli costi della manodopera affidata a personale interno (per 26.900 ore complessive), illustrandoli in una tabella (riferita ai “costi diretti annui e complessivi della manodopera”) da cui era espressamente “esclusa la quota subappaltabile dei lavori, attività specialistiche e in staff”.

Con riguardo all’attività del personale impiegato nel call center e alla manodopera subappaltata, invece, i relativi costi avrebbero dovuto rinvenirsi nel quadro riepilogativo generale (“Relazione descrittiva delle voci di costo fondamentali nella determinazione dei prezzi formulati nell’offerta economica”), alle voci “Quota servizio informativo, mezzi speciali oneri di ufficio e quota call center interno RTI” e “Servizi specialistici e interventi di terzi (impianti speciali, verde, ascensori, antincendio)”.

A prescindere dalla sufficienza di una tale, frammentata, illustrazione ad assolvere gli oneri dichiarativi imposti dall’art. 95, comma 10, d.lgs. 50/2016 (che presuppongono l’indicazione di dati chiari e immediatamente intellegibili, non una loro faticosa “ricerca” fra le varie voci di costo) il Tar evidenzia che le informazioni richieste dalla legge, anche all’esito del contraddittorio con la stazione appaltante, permangono in parte non esplicitate.

Appare, quindi, corretto il rilievo dell’amministrazione appaltante secondo cui la società ricorrente avrebbe omesso di esplicitare i costi “indiretti” della manodopera, dando luogo ad una sostanziale elusione dell’art. 95, comma 10 citato, da cui deriva necessariamente la sua esclusione dalla gara.

Quanto, in particolare, ai costi del personale impiegato dal subappaltatore, la giurisprudenza amministrativa ha affermato il principio secondo cui “il concorrente che intenda avvalersi del subappalto ha l’onere di rendere puntualmente edotta l’amministrazione dell’effettivo costo del personale fornitogli dal subappaltatore, al fine di consentirle un effettivo controllo della sostenibilità economica dell’offerta”.

In conclusione il Tar per il Friuli Venezia Giulia pronunciandosi sul ricorso lo respinge.

Riferimenti normativi:

D.Lgs. n. 50/2016 e s.m.i., cd. Codice dei contratti pubblici

Tar Friuli Venezia Giulia, sez. I, sentenza 12 ottobre 2020, n. 348