Raggruppamento temporaneo di professionisti esclusi dalla gara per debiti fiscali

Raggruppamento temporaneo di professionisti esclusi dalla gara per debiti fiscali

L’ammissione al beneficio della rateizzazione prima della scadenza del termine per l’impugnazione della cartella di pagamento comporta che la società non ha affatto perso il possesso del requisito della regolarità fiscale in corso di procedura, perché la pendenza debitoria in contestazione non ha acquisito il carattere della definitività prima dell’ammissione. Lo stabilisce il Tar Marche, sez. I, sentenza 25 novembre 2019, n. 726
Il Tar delle Marche con la sentenza n. 726, del 25 novembre 2019 , ha respinto il ricorso di una società facente parte di un R.T.P. (raggruppamento temporaneo professionisti) che presentava una situazione di irregolarità fiscale al momento della presentazione della domanda; per i giudici amministrativi la presentazione dell’istanza di rateizzazione dopo che era scaduto il termine per l’impugnazione della cartella di pagamento, ha comportato che la pretesa tributaria è divenuta inoppugnabile e quindi “definitivamente accertata” e, di conseguenza, con una situazione irregolare per una società che partecipa ad una gara.
Il contenzioso amministrativo
Un R.T.P. guidata da una SRL ha partecipato alla procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento del servizio tecnico inerente la redazione e il supporto tecnico specialistico per l’approvazione del piano regolatore di un sistema portuale e, all’esito della valutazione delle offerte, è risultato collocato al primo posto della graduatoria finale.
Al fine di procedere al definitivo affidamento del servizio, la stazione appaltante avviava il procedimento di verifica dei requisiti dichiarati in sede di gara dal R.T.P. e, al riguardo, nel giugno comunicava che nel corso delle predette verifiche, condotte per mezzo della piattaforma AVCPASS, era emerso che una SRL facente parte del citato R.T.P. era risultata irregolare in ordine al requisito della regolarità fiscale. La stazione appaltante chiedeva pertanto alla società, ove ne ricorressero i presupposti, di produrre, entro i successivi 20 giorni, un’attestazione sostitutiva della comunicazione con esito negativo elaborata dal sistema AVCPASS in data 6 giugno 2019.
Nel corso del contradittorio così apertosi, la società accertata esponeva le circostanze fattuali che avevano creato problemi di carattere fiscali ; tuttavia, ha sostenuto nelle proprie argomentazioni, che dopo la presentazione della domanda di partecipazione alla gara la società aveva avuto il parere favorevole da parte dell’Agenzia delle Entrate sulla possibilità di procedere alla rateizzazione del debito con il fisco affermando che, una volta accolta l’istanza di rateizzazione, doveva ritenersi operante l’esimente di cui all’art. 80, comma 4, ultimo periodo, del D.Lgs. n. 50/2016, a mente del quale la causa di esclusione di cui all’art. 80, comma 4, primo periodo, non opera “….quando l’operatore economico ha ottemperato ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi o multe….”.
Con nota del luglio 2019, la stazione appaltante riteneva non sufficienti i chiarimenti forniti dalla società in quanto, a fronte della data di notifica della cartella di pagamento, l’istanza di rateizzazione è stata presentata dalla società stessa in data 11 giugno 2019 ed è stata accolta in data 8 luglio 2019, e quindi oltre i termini per l’eventuale impugnazione della predetta cartella (sessanta giorni decorrenti dalla data di notifica).
Con nota del 29 luglio 2019 la società forniva ulteriori chiarimenti alla stazione appaltante, riepilogando le ragioni che avevano portato ad uno slittamento all’11 giugno 2019, della presentazione dell’istanza di rateizzazione e ribadendo che nella specie operava l’esimente di cui all’art. 80, comma 4, ultimo periodo, del Codice dei contratti pubblici.
La società chiariva che:
– l’accoglimento dell’istanza determina una novazione dell’obbligazione originaria, con la conseguenza che il nuovo debito non è ancora esigibile a meno che non intervenga un nuovo atto di intimazione di pagamento di una o più rate e l’iscrizione a ruolo delle relative somme (fatti che nella specie non si sono verificati alla data di adozione del provvedimento impugnato);
– quel che rileva è che la regolarizzazione sia intervenuta spontaneamente in un momento anteriore alla verifica operata dalla stazione appaltante circa il possesso dei requisiti di partecipazione dichiarati nella domanda, circostanza che consente di fare un’applicazione temperata del noto principio secondo cui la regolarità fiscale deve essere mantenuta per tutto l’arco di svolgimento della gara e fino al momento dell’aggiudicazione.

La stazione appaltante ha ritenuto non corrette le motivazioni e ha annullato l’aggiudicazione; avverso il provvedimento la società è ricorsa al TAR.
L’analisi del Tar
Per i giudici amministrativi del Tar delle Marche il ricorso non è meritevole di accoglimento, per le ragioni che si vanno ad esporre.
Nonostante il pregevole sforzo argomentativo profuso dai soggetti ricorrenti, osservano i giudici di prime cure, nel caso di specie trovano in effetti applicazione i principi affermati dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 5139/2018, non a caso richiamata dalla intimata stazione appaltante, nella nota del 25 luglio 2019.
Il Consiglio di Stato , con tale sentenza , occupandosi di vicenda assolutamente speculare a quella che ha interessato il contenzioso in oggetto (anche in quel caso, infatti, il requisito della regolarità fiscale di una delle imprese facenti parte di un’A.T.I. era venuto meno in corso di gara), ha così ricostruito la questione controversa, la quale “….attiene, in primo luogo, alla definitività o meno delle violazioni tributarie accertate, ai sensi e per gli effetti della sussistenza del requisito di cui all’art. 38, comma 1, lett. g), del d.lgs. n. 163 del 2006 (per il quale sono esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento degli appalti i soggetti che “hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana […]”; in secondo luogo, attiene all’incidenza sulla situazione di possesso del requisito fiscale dell’istanza di rateizzazione presentata ed accolta nel termine di sessanta giorni decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento.
La violazione tributaria “definitivamente accertata”, ai sensi della norma richiamata, applicabile ratione temporis, consegue alla sentenza passata in giudicato, con la quale sia respinto il ricorso del contribuente, ovvero alla definitività dell’accertamento in sede amministrativa, per la mancata impugnazione dell’atto impositivo nel termine di sessanta giorni dalla sua conoscenza (o legale conoscibilità) da parte del contribuente, senza che, nello stesso termine, questi abbia provveduto a regolarizzare la propria posizione, soddisfacendo la pretesa dell’Amministrazione finanziaria, anche mediante definizione agevolata.
Tale ultima precisazione, oltre a risultare dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 34/E del 25 maggio 2007, è consequenziale alla necessità che la violazione tributaria, che sia stata resa nota al contribuente, sia tuttora sussistente e non (più) contestabile (cfr. Cons. Stato, V, 17 gennaio 2013, n. 261 e, di recente, id., 23 febbraio 2017, n. 849).
La sentenza prosegue evidenziando che l’ammissione al beneficio della rateizzazione prima della scadenza del termine per l’impugnazione della cartella di pagamento ha comportato che la società non abbia affatto perso il possesso del requisito della regolarità fiscale in corso di procedura, perché la pendenza debitoria in contestazione non ha acquisito il carattere della definitività prima di detta ammissione; il certificato dell’Agenzia delle Entrate del 29 giugno/4 luglio 2016 ha perciò avuto ad oggetto un debito che, portato da una cartella esattoriale emessa a seguito di controllo automatizzato delle dichiarazioni relative all’anno d’imposta 2012, alla data predetta era anche parzialmente estinto e comunque novato per il conseguimento del piano di rateizzazione.
Evidente è la diversità della fattispecie portata all’attenzione dell’Adunanza Plenaria nel giudizio concluso con la sentenza del 5 giugno 2013, n. 15, laddove il contrasto da dirimere atteneva al rapporto tra istanza di rateizzazione e provvedimento di accoglimento ed alla rilevanza da attribuire alla prima, in mancanza del secondo, essendosi perciò affermato che “la configurazione del meccanismo novativo fa sì che, nell’arco di tempo che precede l’accoglimento della domanda, resta in vita il debito originario, la cui esistenza è ammessa dallo stesso contribuente con la presentazione della domanda di dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo. Conseguenza di siffatta affermazione è l’altra, contenuta nella stessa sentenza dell’Adunanza plenaria, riferita ai lavori preparatori del D.L. n. 16 del 2012 sulle semplificazioni fiscali, secondo cui è chiara la volontà di considerare in regola con il fisco unicamente il contribuente cui sia stata accordata la rateizzazione e la conferma del principio secondo cui la mera presentazione dell’istanza di rateazione o dilazione non rileva ai fini della dimostrazione del requisito della regolarità fiscale”.
In forza di tale tesi, osserva il Tar, che, quando, come nel caso di specie, l’istanza di rateizzazione sia stata accolta ed il piano di ammortamento sia stato avviato prima della definitività dell’accertamento fiscale, il relativo debito tributario non può essere considerato come scaduto ed esigibile.
Le conclusioni a cui è pervenuta la Sez. V sono applicabili anche al caso di specie, poiché vi è stata in corso di gara soluzione di continuità nel possesso, in capo alla mandante società del R.T.P., del requisito della regolarità fiscale, il che, per giurisprudenza consolidata, costituisce motivo di esclusione obbligatoria del concorrente.
Infatti:
– la società ha presentato l’istanza di rateizzazione dopo che era scaduto il termine per l’impugnazione della cartella di pagamento, per il che la pretesa tributaria è divenuta inoppugnabile e quindi “definitivamente accertata” (nonché “grave” in relazione all’importo dovuto);
– la rateizzazione è stata accordata quando il procedimento di verifica in capo ai componenti del R.T.P. del possesso dei requisiti di ammissione era stato già avviato dalla stazione appaltante.

Le conclusioni
Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge e condanna le ricorrenti, in solido fra loro, al pagamento in favore della stazione appaltante delle spese del giudizio.
Riferimenti normativi:
D.Lgs. n. 50/2016
Tar Marche, sez. I, sentenza 25 novembre 2019, n. 726

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