Rapporto tra condono edilizio e sanatoria l’intervento del Consiglio di Stato

Rapporto tra condono edilizio e sanatoria l’intervento del Consiglio di Stato

La presentazione della domanda di condono edilizio (nei casi ivi previsti ed in presenza dei relativi presupposti) determina la cessazione degli effetti dei precedenti atti sanzionatori. Quando è proposta una domanda di accertamento di conformità, ex art. 36 DPR n. 380 del 2001, si verifica invece una sospensione dell’efficacia dell’ordine di demolizione, sicché nel caso di rigetto dell’istanza di accertamento di conformità l’ordine di demolizione riacquista la sua efficacia. E’ quanto stabilito dal Consiglio di Stato con sentenzIl fatto

Il Consiglio di Stato è adito per la riforma della sentenza resa dal Tar Lazio, Roma, sez. II bis, n. 6520 del 2013 che aveva accolto il ricorso proposto da alcune società avverso il titolo edilizio in sanatoria rilasciato in favore di altra società.

Tra le diverse questioni di diritto che l’appellante pone vi è quella inerente all’incidenza della domanda di condono edilizio sui poteri repressivi-sanzionatori del Comune.

La decisione del Consiglio di Stato

I Giudici di Palazzo Spada aderiscono all’insegnamento proprio del Giudice Amministrativo secondo cui la presentazione della domanda di condono edilizio rende inefficace la sanzione urbanistica in quanto la P.A. si deve pronunciare su detta domanda.

E precisamente, se l’istanza è accolta diviene definitivamente inoperante la demolizione (così come l’eventuale provvedimento di acquisizione gratuita del bene al patrimonio del Comune), mentre, se è rigettata, il Comune provvede con l’adozione di una nuova sanzione urbanistica.

Ciò a differenza di quanto avviene in riferimento alla presentazione di una nuova istanza di sanatoria edilizia(ex art. 36 D.P.R. n. 380 del 2001) che non rende inefficace il provvedimento sanzionatorio pregresso e, quindi, non determina l’improcedibilità, per sopravvenuta carenza d’interesse, dell’impugnazione proposta avverso l’ordinanza di demolizione, ma comporta, al più, un arresto temporaneo dell’efficacia della misura repressiva che riacquista la sua efficacia nel caso di rigetto della domanda di sanatoria.

Precisamente, dalla presentazione della domanda di accertamento di conformità ex art. 36 cit. non possono trarsi le medesime conseguenze sottese alla domanda di condono edilizio in quanto «i presupposti dei due procedimenti di sanatoria – quello di condono edilizio e quello di accertamento di conformità urbanistica – sono non solo diversi ma anche antitetici, atteso che l’uno (condono edilizio) concerne il perdono ex lege per la realizzazione sine titulo abilitativo di un manufatto in contrasto con le prescrizioni urbanistiche (violazione sostanziale) l’altro (sanatoria ex art. 13, L. n. 47/1985 oggi art. 36 D.P.R. n. 380 del 2001) l’accertamento ex post della conformità dell’intervento edilizio realizzato senza preventivo titolo abilitativo agli strumenti urbanistici (violazione formale)» (T.a.r. Lazio, Roma, sez. I quater, 11 gennaio 2011, n. 124; T.a.r., Campania Napoli, sez. VI, 3 settembre 2010, n. 17282).

Pertanto alla fattispecie dell’accertamento di conformità non può applicarsi la sospensione dei procedimenti sanzionatori prevista per i condoni a partire dall’art. 44 della L. n. 47/1985, come richiamato dalle successive disposizioni di cui all’art. 39 della L. n. 724/1994 e dell’art. 32 della L. n. 326/2003 (T.a.r. Lazio, Roma, sez. I quater, 2 marzo 2012, n. 2165).

Si correla «a questo quadro quanto affermato dalla Sezione, con la sentenza del 6 maggio 2014, n. 2307, sull’erroneità della ricostruzione per cui la presentazione dell’istanza di sanatoria ex art. 36 D.P.R. n. 380 del 2001 successivamente alla ordinanza di demolizione, comporterebbe la necessaria formazione, anche sub specie di silenzio rigetto, di un nuovo provvedimento idoneo a superare il provvedimento sanzionatorio oggetto dell’impugnativa, cosicché l’Amministrazione sarebbe tenuta, in ogni caso, ad adottare un nuovo provvedimento sanzionatorio, assegnando un nuovo termine per adempiere, poiché questa giurisprudenza “si è formata in tema di condono edilizio (Cons. stato VI, 26 marzo 2010, n. 1750), ossia di richiesta che trova il suo fondamento in una norma di carattere legislativo, che, innovando alla disciplina urbanistica vigente, consente, a determinate condizioni e per un limitato periodo di tempo, la sanatoria degli abusi commessi”, non potendo trovare applicazione tali principi “al caso …, in cui il ricorrente ha formulato istanza ai sensi dell’ art. 36, D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 , ossia ai sensi di una norma che, prevedendo quella che, sinteticamente, si definisce doppia conformità, limita la valutazione dell’opera sulla base di una disciplina preesistente.”, per cui “Sostenere…che, nell’ipotesi di rigetto, esplicito o implicito, dell’istanza di accertamento di conformità, l’amministrazione debba riadottare l’ordinanza di demolizione, equivale al riconoscimento in capo a un soggetto privato, destinatario di un provvedimento sanzionatorio, il potere di paralizzare, attraverso un sostanziale annullamento, quel medesimo provvedimento» (Cons. stato, sez. IV, 11 settembre 2017, n. 4269).

Ha osservato ancora la giurisprudenza: «– se è materialmente vera la circostanza della presentazione attorea dell’istanza ex art. 36 del DPR 380/2001 (…) non per ciò solo essa rende inefficace il pregresso atto sanzionatorio;

– essa quindi implica non già l’improcedibilità, per sopravvenuta carenza d’interesse, del gravame proposto avverso l’ordinanza di demolizione (tranne che, a sua volta, il rigetto non sia opposto dal privato), ma l’arresto temporaneo dell’efficacia di detta misura repressiva, che però la riacquista ove appunto si verifichi tal rigetto (cfr. Cons. stato, sez. VI, 5 aprile 2013 n. 1885Cons. stato, 8 aprile 2016 n. 1393);

– l’improcedibilità de qua si può ravvisare solo se, all’esito (anche negativo) dell’istanza medesima, debba ex lege seguire una nuova misura repressiva dell’abuso, come accadde, con il primo condono edilizio ex L. 28 febbraio 1985, n. 47, mentre per le ordinarie domande d’accertamento di conformità si ha soltanto la priorità logico-giuridica del relativo esame rispetto all’esecutorietà della sanzione;

– la ragione di ciò risiede appunto nell’assenza d’un obbligo normativo per la P.A. di riadottare una nuova ordinanza di demolizione nell’ipotesi di rigetto, esplicito o no, dell’invocato accertamento di conformità ex art. 36, D.P.R. n. 380/2001, a pena di voler riconoscere, in capo al destinatario di detta sanzione, la volizione potestativa di paralizzarne l’ordine e gli effetti, come se venisse annullato, risultato, questo, che è fuori da ogni concezione sull’esercizio del potere e non può esser affermato in via meramente interpretativa, richiedendo un’esplicita scansione legislativa, allo stato assente (cfr. Cons. stato, sez. VI, 6 maggio 2014 n. 2307)» (Cons. stato, sez. VI, 17 ottobre 2017, n. 4802).

Deve, invero, riconoscersi natura eccezionale, con conseguente insuscettibilità di applicazione analogica, alla disposizione di cui alla L. n. 47/1985 (trasfusa nelle L. n. 724/1994 e n. 326 del 2003 che l’hanno richiamata), secondo cui la presentazione della domanda di condono comporta la sospensione dei procedimenti amministrativi e dei giudizi aventi per oggetto l’immobile per il quale sia stata presentata la medesima domanda.

Si è osservato sul punto: «I principi affermati in tema di condono edilizio non possono trovare applicazione al caso … in cui il ricorrente ha formulato istanza ai sensi dell’art. 36, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, ossia ai sensi di una norma che, prevedendo quella che, sinteticamente, si definisce doppia conformità, limita la valutazione dell’opera sulla base di una disciplina preesistente.

Sostenere, …, che, nell’ipotesi di rigetto, esplicito o implicito, dell’istanza di accertamento di conformità, l’amministrazione debba riadottare l’ordinanza di demolizione, equivale al riconoscimento in capo a un soggetto privato, destinatario di un provvedimento sanzionatorio, il potere di paralizzare, attraverso un sostanziale annullamento, quel medesimo provvedimento.

La ricostruzione dell’intero procedimento nei termini suddetti non può essere effettuata in via meramente interpretativa, ponendosi essa al di fuori di ogni concezione sull’esercizio del potere, e richiede un’esplicita scansione legislativa, allo stato assente, in ordine ai tempi e ai modi della partecipazione dei soggetti del rapporto» (Cons. stato, VI, 6 maggio 2014, n. 2307).

Riferimenti normativi:

Art. 36 DPR n. 380 del 2001

Consiglio di Stato con sentenza 15 gennaio 2019, n. 386

a 15 gennaio 2019, n. 386

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