Soccorso Istruttorio: Il Tar Abruzzo conferma a dieci giorni il tempo massimo per gli adempimenti richiesti

Soccorso Istruttorio: Il Tar Abruzzo conferma a dieci giorni il tempo massimo per gli adempimenti richiesti

Soccorso Istruttorio: Il Tar Abruzzo conferma a dieci giorni il tempo massimo per gli adempimenti richiesti

Il legislatore nel soccorso istruttorio integrativo ha fissato solo un termine massimo che deve essere adattato dal responsabile unico del procedimento e non un termine minimo per gli adempimenti richiesti. Lo stabilisce il Tar Abruzzo con sentenza n. 8 del 16 gennaio 2020

Il Tar dell’Abruzzo con la sentenza n. 8, del 16 gennaio 2020, nel respingere il ricorso di una SRL nei confronti del Comune appaltante, ha affermato che il termine del soccorso istruttorio, che nel Codice dei contratti pubblici prevede solo un termine massimo di dieci giorni per l’integrazione della documentazione, va adeguato alla complessità degli adempimenti richiesta all’appaltatore.

Il contenzioso

Una SRL ha impugnato davanti al Tar il provvedimento del luglio 2019 di esclusione dalla procedura di gara aperta, indetta dal Comune, per l’affidamento in concessione del servizio di ripristino post-incidente stradale e degli atti, della comunicazione pubblicata sul portale di gara nello stesso periodo (luglio 2019) recante in allegato il provvedimento di ammissione alle fasi successive della procedura, dei verbali di gara, del sub procedimento di soccorso istruttorio, del bando e capitolato speciale, nonché per la declaratoria di inefficacia del contratto di concessione.

L’analisi del Tar

I giudici di prime cure osservano che, con il primo motivo di ricorso, la SRL ricorrente sostiene che la fattispecie in esame attiene alla sua esclusione dalla gara per non aver ottemperato nel termine indicato alla richiesta di integrazione documentale, quale soccorso istruttorio ex art. 83, comma 9, del Codice dei contratti pubblici.

Tuttavia, secondo la ricostruzione offerta dalla ricorrente, l’omessa ottemperanza sarebbe da imputare al mancato rispetto da parte della stazione appaltante della disciplina propria delle comunicazioni ai concorrenti, portando la ricorrente stessa a non avere tempestiva conoscenza della richiesta di integrazione documentale in parola.

Per i giudici del Tar la censura non è fondata.

Osserva il collegio che la decisione assunta dal Comune è finalizzata a consentire alla società ricorrente, ammessa con riserva nella prima seduta del 15.7.2019, alla quale era presente anche il suo legale rappresentante, di sanare le carenze di taluni elementi formali della domanda attraverso la procedura di soccorso istruttorio, riguardante nel caso in esame, la richiesta di integrazione della domanda di partecipazione per l’incompletezza della dichiarazione; la SRL non ha reso la dichiarazione negativa anche per i soggetti, indicati dall’art. 80, del D.Lgs. n. 50/2016, cessati dalla carica nell’ultimo anno, nonché per l’omessa produzione del documento di identità del legale rappresentante. Il Tar osserva che è stata comunicata all’interessata attraverso la pubblicazione, sulla piattaforma telematica adottata per lo svolgimento dell’indetta procedura concorsuale, dell’atto con cui alla società medesima, al fine di conseguire l’ammissione definitiva alla gara, erano stati richiesti chiarimenti, invitando la SRL a inserire sulla citata piattaforma la dichiarazione e il documento mancanti, improrogabilmente entro le ore 8:00 del 22.7.2019 a pena di esclusione.

Come già affermato in sede cautelare, quindi, “ (….) sul piano della ordinaria diligenza del concorrente appare rilevante la circostanza che, alla seduta del 15.7.2019, fosse presente il legale rappresentante della ricorrente:

– in ogni caso poi, successivamente all’emergere delle carenze documentali della sua offerta, era interesse della ricorrente, e suo preciso onere, consultare tempestivamente la piattaforma di gara per verificare all’attualità la sussistenza di una richiesta di integrazione documentale;

– la richiesta di soccorso istruttorio era comunque stata ritualmente comunicata all’interessata non solo con la pubblicazione sulla piattaforma telematica ma anche con l’apposito avviso automaticamente generato dalla piattaforma ed inviato all’indirizzo mail indicato dalla SRL nell’offerta in luogo della mail PEC espressamente richiesta dal bando di gara”.

Con il secondo motivo di ricorso si lamenta l’irragionevole riduzione del termine di 10 giorni previsto dell’art. 83 , d.lgs. n. 50 del 2016.

Anche in questo caso per il Tar la censura non può trovare accoglimento.

Osserva il collegio che il termine di dieci giorni è previsto come termine massimo dalla legge, secondo una ratio ispirata all’evidente esigenza di contenere i tempi complessivi di espletamento della gara in ossequio ai principi di accelerazione e tempestività delle procedure di aggiudicazione.

E’, pertanto, ragionevole applicare tale termine nella sua maggiore ampiezza nei casi nei quali l’integrazione possa risultare più gravosa e complessa, avuto riguardo alla quantità e/o qualità degli elementi formali della domanda che siano risultati mancanti, incompleti o comunque affetti da irregolarità.

Per il Tar l’omessa previsione ex lege di una misura minima di detto termine comporta, quindi, che esso dovrà essere comunque adeguato a consentire la regolarizzazione e dunque proporzionato al numero e alla natura delle irregolarità essenziali accertate, sicché se nell’ipotesi di carenza di una pluralità di documenti o elementi, esso dovrà essere aumentato; viceversa nel caso in cui sia mancante solo il documento di riconoscimento del sottoscrittore di una dichiarazione, il termine com’è evidente potrà essere assai breve.

Osserva il Tar che è proprio quest’ultima l’evenienza datasi nella fattispecie in esame, se solo si riflette che al mancato documento di identità del legale rappresentante della SRL ricorrente si è abbinata la necessità di mera integrazione della dichiarazione negativa di cui alla lett. b del punto 1 del bando (con estensione della dichiarazione già resa dal legale rappresentante relativamente all’assenza di condizioni o situazioni di esclusione previste dall’art. 80 del D.Lgs. n. 50/2016 in ordine alla sua persona e ai soggetti indicati in detta disposizione, sì da ricomprendere tra questi ultimi anche quelli cessati dalla carica nell’ultimo anno).

Per il Tar l’evidente lievità dell’onere integrativo, per di più riferito a elementi e documenti già nella piena disponibilità e diretta accessibilità da parte di chi è stato chiamato a rendere completa la dichiarazione, rende legittimo il dimezzamento del termine massimo di legge.

In conclusione il Tar respinge il ricorso e compensa le spese di giudizio.

Riferimenti normativi:

Articolo 83 , commi 9 , del D.Lgs n. 50/2016 (Codice dei contratti pubblici )

Tar Abruzzo, sez. I, sentenza 16 gennaio 2020, n. 8

 

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