Non responsabile per l’infortunio il comproprietario dell’immobile che non ha commissionato le opere

Non responsabile per l’infortunio il comproprietario dell’immobile che non ha commissionato le opere

Non responsabile per l’infortunio il comproprietario dell’immobile che non ha commissionato le opere

Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado nei confronti di alcuni soggetti, tra cui una coppia di coniugi, cui era stata addebitata la morte di un operaio rimasto folgorato per una scarica elettrica dovuta alla non conformità dell’impianto elettrico, la Corte di Cassazione (sentenza 31 luglio 2019, n. 34893) – nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui la qualità di committente non poteva essere attribuita ad entrambi i coniugi, in particolare dovendosi escludere qualsiasi ingerenza della moglie essendosi il marito occupato di commissionare i lavori – ha infatti ribadito che gli obblighi di sicurezza previsti dagli artt. 26 e 90 del d.lgs. n. 81 del 2008 gravano esclusivamente sul committente, da intendersi come colui che ha stipulato il contratto d’opera o di appalto, anche se non proprietario del bene che si avvantaggia delle opere affidate, mentre nessuna responsabilità è configurabile a carico del proprietario non committente che non si sia ingerito nell’esecuzione delle opere, pur in assenza di una delega di funzioni.

 

ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI
Conformi Cass. pen. sez. IV, 7/03/2019, n. 10039
Difformi Non si rinvengono precedenti

Prima di soffermarci sulla pronuncia resa dalla Suprema Corte, è opportuno qui ricordare che il decreto legislativo 81/08 e sue modifiche, meglio identificato come testo unico della sicurezza nei luoghi di lavoro, indica la figura del committente nel soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata. I lavori che si vanno ad appaltare nelle unità immobiliari sono definiti come cantiere temporaneo o mobile, che di fatto è qualunque luogo in cui si effettuano lavori edili o di ingegneria civile il cui elenco è riportato nell’allegato X del decreto legislativo 81/08 e sue modifiche.

I lavori indicati nel predetto allegato sono, come riportato nel testo della normativa: lavori di costruzione, manutenzione, riparazione, demolizione, conservazione, risanamento, ristrutturazione o equipaggiamento, la trasformazione, il rinnovamento o lo smantellamento di opere fisse, permanenti o temporanee, in muratura, in cemento armato, in metallo, in legno o in altri materiali, comprese le parti strutturali delle linee elettriche e le parti strutturali degli impianti elettrici, le opere stradali, ferroviarie, idrauliche, marittime, idroelettriche e, solo per la parte che comporta lavori edili o di ingegneria civile, le opere di bonifica, di sistemazione forestale e di sterro. Sono, inoltre, lavori di costruzione edile o di ingegneria civile gli scavi, ed il montaggio e lo smontaggio di elementi prefabbricati utilizzati per la realizzazione di lavori edili o di ingegneria civile.

Colui che affida i lavori viene denominato committente, deve essere una persona fisica, in quanto titolare di obblighi penalmente sanzionabili, da individuare all’interno delle persone giuridiche private nel legale rappresentante e/o nel soggetto legittimato alla firma del contratto d’appalto. Sono considerati committenti privati: le persone fisiche proprietarie di immobili oggetto dell’intervento, le persone fisiche per conto delle quali l’opera viene realizzata, le persone fisiche che rappresentano la proprietà (legale rappresentante pro tempore – ad esempio: amministratori di condominio). Tra le indicazioni pratiche da seguire in caso di appalto lavori nelle unità immobiliari, la cosa più importante è verificare che coloro che eseguono i lavori abbiano le caratteristiche tecniche per effettuarle. La verifica dell’idoneità professionale, sempre a carico del committente, è molto articolata e prevede la disamina dei documenti di tutti gli esecutori, imprese e lavoratori autonomi. Il problema di fondo è individuare a quale soggetto ci troviamo di fronte (impresa o lavoratore autonomo) e che tipo di lavori dobbiamo eseguire, cioè se i lavori che affidiamo abbiano o no rischi particolari – l’elenco dei lavori con rischi particolari è indicato nell’allegato XI. Gli interventi di cui all’allegato XI sono: lavori che espongono i lavoratori a rischi di seppellimento o di sprofondamento a profondità superiore a m. 1,5 o di caduta dall’alto da altezza superiore a m. 2, se particolarmente aggravati dalla natura dell’attività o dei procedimenti attuati oppure dalle condizioni ambientali del posto di lavoro o dell’opera – Lavori che espongono i lavoratori a sostanze chimiche o biologiche che presentano rischi particolari per la sicurezza e la salute dei lavoratori oppure comportano un’esigenza legale di sorveglianza sanitaria – Lavori con radiazioni ionizzanti che esigono la designazione di zone controllate o sorvegliate, quali definite dalla vigente normativa in materia di protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti – Lavori in prossimità di linee elettriche aree a conduttori nudi in tensione – Lavori che espongono ad un rischio di annegamento – Lavori in pozzi, sterri sotterranei e gallerie – Lavori subacquei con respiratori – Lavori in cassoni ad aria compressa – Lavori comportanti l’impiego di esplosivi – Lavori di montaggio o smontaggio di elementi prefabbricati pesanti. I casi più frequenti che possano capitare in lavori nelle unità immobiliari e/o nei condomini sono quelli che espongono i lavoratori a rischi di seppellimento o sprofondamento o di caduta dall’alto.

Il committente è esonerato dalle responsabilità connesse all’adempimento dei sui obblighi delegando un’altra figura (persona fisica) con funzioni di responsabile dei lavori per il controllo dell’esecuzione dell’opera. La delega al Responsabile dei lavori deve essere esplicitata in forma scritta, il delegato deve essere persona capace di svolgere le funzioni a lui assegnate e deve poter decidere in modo autonomo. Il committente è esonerato dalle responsabilità connesse all’adempimento degli obblighi limitatamente all’incarico conferito al responsabile dei lavori con l’eccezione delle responsabilità connesse alla verifica degli adempimenti. Nel caso di lavori privati il committente ha l’obbligo di nominare la figura professionale del coordinatore della sicurezza per l’esecuzione dei lavori quando, dopo l’affidamento dei lavori ad un’unica impresa, l’esecuzione dei lavori, o di parte di essi, viene affidata a più imprese.

Far eseguire lavori nelle proprie unità immobiliari non è cosa semplice, anche in considerazione delle responsabilitàsia civili che penali, che ciò comporta. In proposito, ad esempio, la Suprema Corte di Cassazione, Sez. IV, con sentenza 1/12/2010 n. 42465 ha condannato per omicidio colposo un proprietario (committente) che aveva affidato lavori edili in economia a lavoratore autonomo senza aver verificato la professionalità dello stesso ed in assenza di qualsiasi cautela atta a scongiurare rischi.

Tutto ciò, ovviamente, presuppone che il proprietario sia “davvero” committente. Come infatti afferma la S.C. (Cass. pen. sez. IV n. 10039 del 7/03/2019, CED Cass. 275270), gli obblighi di sicurezza previsti dagli artt. 26 e 90 del d.lgs. n. 81 del 2008 gravano esclusivamente sul committente, da intendersi come colui che ha stipulato il contratto d’opera o di appalto, anche se non proprietario del bene che si avvantaggia delle opere affidate, mentre nessuna responsabilità è configurabile a carico del proprietario non committente che non si sia ingerito nell’esecuzione delle opere, pur in assenza di una delega di funzioni (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva escluso, in relazione all’infortunio occorso a un lavoratore durante la ristrutturazione di un’abitazione, la responsabilità della moglie del committente, esclusiva proprietaria dell’immobile, che si era limitata a controllare l’effetto estetico dei lavori).

Tanto premesso, nel caso in esame, la Corte di Appello aveva confermato la sentenza di primo grado con cui, per quanto qui di interesse, una coppia di coniugi, in qualità di committenti, erano stati condannati per il reato di cui agli artt. 113, 589, secondo comma, c.p., in relazione agli artt. 80, 90 e 96 del d.lgs. n. 81 del 2008, per avere cagionato, con condotte negligenti, imprudenti e imperite e non conformi alla normativa in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il decesso di un operaio, il quale, nel corso di lavori di ristrutturazione di un immobile di loro proprietà, nel riordinare gli attrezzi di lavoro, restava folgorato dal contatto con una prolunga non a norma, perché priva di presa e collegata direttamente alla rete elettrica a bassa tensione dell’immobile. In particolare, ai coniugi era stata addebitato un profilo di colpa consistita nel non aver designato il coordinatore per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori e nel non aver verificato l’idoneità tecnico-professionale delle imprese e dei lavoratori autonomi incaricati. Contro la sentenza, per quanto qui di interesse, aveva proposto ricorso per cassazione la moglie, comproprietaria dell’immobile sui erano stati eseguiti i lavori, dolendosi la stessa del fatto di essere stata erroneamente qualificata committente, mentre era solo proprietaria dell’immobile.

La Cassazione, nell’affermare il principio di cui in massima, ha accolto il ricorso della donna, in particolare evidenziando come per la proprietaria dell’immobile oggetto dei lavori, la Corte di appello ne aveva desunto il ruolo di committente “formale” dal verbale di contravvenzione indirizzato dall’Ispettorato del lavoro ad entrambi i coniugi in qualità di committenti, pur precisando che solo il marito si era occupato dei contatti e dei rapporti con i professionisti e con le imprese. La motivazione in ordine alla posizione di garanzia della donna risultava per la Cassazione, dunque, contraddittoria e manifestamente illogica, in quanto superava l’indizio contrario indicato con l’indicazione di un dato del tutto neutro e senza evidenziare alcun significativo elemento probatorio, quale, ad esempio, la gestione delle pratiche amministrative o il pagamento dei professionisti o imprenditori, che, unitamente dal dato formale della proprietà ed ai rapporti di affinità con l’altro committente, potesse dimostrare l’assunzione effettiva e sostanziale del ruolo di committente unitamente al marito.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso sul punto.

Riferimenti normativi:

Art. 589 c.p.

Art. 26 D. lgs. 9 aprile 2008, n. 81

Art. 90 D. lgs. 9 aprile 2008, n. 81

Cassazione penale, sezione IV, sentenza 31 luglio 2019, n. 34893

 

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